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Come uso io l’Intelligenza Artificiale

Come uso io l’Intelligenza Artificiale

Ora vi svelo come uso l’AI. Perché usata in un certo modo può diventare un aiutante molto efficiente, che impara a fare quel che gli dici, esattamente come vuoi tu! Avere l’AI senza un computer che lavora per noi giorno e notte oggi è come avere l’elettricità in casa e scaldarsi col carbone. Ce l’abbiamo. Non la usiamo. La usiamo interrogandola e basta, quando invece è straordinaria quando le dai un compito e lei inizia a fare delle cose per te. Perché l’AI più seria lavora mentre noi facciamo altro. Mentre dormiamo, mentre siamo in riunione, mentre prendiamo il treno.

Per farla lavorare così serve un computer acceso, oppure una macchina virtuale online, che costa pochi euro al mese. Non serve niente di speciale: un Mac mini sulla scrivania, un PC con una scheda video decente o una virtual machine noleggiata su un server. Lì sopra mettiamo l’AI, le diamo un compito da remoto e ce ne andiamo.

Ecco come la uso io. Il mio agente dentro il mio Mac mini controlla la mail tutto il giorno. Quando arriva una proposta per un evento fa tutto quello che prima doveva fare il mio team per ore. L’AI appena riceve la proposta va a vedere chi è l’organizzatore, che reputazione ha, che storia ha. Poi guarda chi altro parlerà su quel palco e chi ha parlato nelle edizioni passate. Accanto al fuffaguru di turno non ci voglio finire. Controlla il calendario: se la data è a Londra o in Puglia e io sono a New York, lo vede subito. Alla fine manda una mail al mio team con tutte le informazioni che servono per rispondere.

Stesso meccanismo per LinkedIn. Arriva una richiesta di connessione, l’agente verifica chi è la persona, cosa fa davvero, se ha senso. Solo se passa il filtro mi arriva via mail il link per accettare. Tutto il rumore lo gestisce lui. Lo stesso vale per le proposte di sponsorship: prima di farmi anche solo perdere un minuto, l’agente controlla che il prodotto sia compatibile con quello che faccio e con quello che dico in giro. Se il brand è lontanamente tossico, la proposta non arriva nemmeno sulla scrivania di chi mi segue.

Per i ruoli istituzionali, ogni mattina fa una ricerca incrociata tra le attività dell’istituzione e le mie. Mi manda solo le notizie verticali, quelle che riguardano davvero il lavoro che faccio per loro. E mentre tutto questo gira, io faccio altro. Il telefono lo uso solo come telecomando, non come motore.

Si pensa che usare l’AI così sia una cosa da grandi aziende, mentre credo che i vantaggi più grandi li possano avere proprio i liberi professionisti o ancora di più chi ha attività commerciali. La maggior parte usa l’AI come si usa Google: apri, chiedi, chiudi, una domanda alla volta. Mentre quella stessa AI, dietro, potrebbe lavorare per noi ventiquattro ore su ventiquattro. È un cambio di testa, prima ancora che tecnologico. L’AI è un collaboratore che assumiamo, le diamo un posto, una scrivania, un orario. Poi facciamo altro.

Voi come la usate?

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✅ Ora che vivo a New York tocca definire con anticipo le settimane in cui sarò in Italia nei prossimi mesi. La email di chi mi gestisce gli ingaggi per gli eventi è: [email protected]

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