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303 – Italia avanti, Europa ferma

Italia avanti, Europa ferma

L’Europa è in ritardo. Su tutto quello che conta nel digitale. Meno del 10% degli unicorni mondiali è europeo, e un terzo di questi ha già spostato la sede fuori. Il vecchio continente vale il 5% del venture capital globale, gli Stati Uniti il 52%. Oltre l’80% della nostra infrastruttura digitale dipende da fornitori stranieri. Solo il 20% delle imprese ha adottato l’AI, e tra le PMI siamo all’11%.

Il ritardo è sistemico. Si riproduce a ogni livello del sistema. Lo dico da 30 anni. Ne parlavo 30 anni fa, ne parlavo 20 anni fa, ne parlavo 10 anni fa. Ed ero quello strano. L’esotico che giocava col computer mentre chi decideva e aveva il potere stava facendo cose serie. Mica come noi che facevamo delle cose strane e divertenti su internet…

Fortunatamente l’Italia però è più avanti dell’Europa. Siamo stati il primo Paese al mondo ad approvare una legge nazionale sull’AI. Abbiamo digitalizzato pezzi di Stato che fino a ieri erano solo uno strato superficiale sopra la burocrazia. E non ultimo, abbiamo digitalizzato gli italiani. Sia con le iniziative istituzionali del Dipartimento per la Trasformazione Digitale guidato egregiamente da Butti, sia grazie a Striscia, che per dieci anni mi ha dato uno spazio che ha raggiunto quasi tutti gli italiani più volte al mese. Numeri alla mano, una cosa dirompente rispetto a qualsiasi altra divulgazione istituzionale messa insieme.

E l’Europa? Dorme. Ora è tardi. Molto tardi. Dopo anni le stesse istituzioni mi vengono a chiedere cosa fare. Le aiuto ovviamente, prima però l’Italia. Lo faccio da dove lo so fare meglio: prendo e raccolgo il meglio da UK e da USA e lo porto in Italia.

Come ne usciamo? Senza talenti non si costruiscono modelli. Senza un mercato unico che funziona davvero non si scala. Senza adozione diffusa non si genera la domanda che attrae gli investimenti. Senza infrastruttura sovrana tutto il resto rimane fragile. In Italia ci stiamo provando e riuscendo, in Europa un bel po’ meno. Se un pezzo manca, salta tutto.

Voi cosa ne pensate?

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.