La Cina ha cancellato 12.000 lauree
Lauree che sembrano vecchie, che sembrano antiche. La notizia l’hanno riportata in molti, ma in pochi hanno fatto un’analisi un po’ più approfondita.
In quattro anni la Cina ha chiuso o sospeso 12.200 corsi di laurea. Ne ha aperti 10.200 nuovi. Più di un terzo del sistema universitario riscritto, dall’alto, in silenzio.
I tagli colpiscono arti, lingue, scienze umane, management. Quello che chiamano “obsoleto”. Al loro posto robotica, intelligenza artificiale incarnata, le materie che servono all’industria. Nove università hanno aperto da zero corsi sui robot umanoidi.
Quasi 13 milioni di ragazzi escono dall’università ogni anno. Oltre il 16% dei giovani è senza lavoro. E una laurea, lì, spesso non serve più a trovarlo.
Stanno formando milioni di persone proprio nelle cose che l’AI imparerà a fare da sola. Robotica, automazione, programmazione. Un robot oggi guarda dei video e impara a montare, saldare, scrivere codice. Quel lavoro lì lo faranno le macchine. Stanno preparando una generazione a competere con l’AI sul terreno dell’AI.
Le umanistiche no. Leggere un contesto, pesare una scelta, capire una persona, interpretare, scrivere, decidere chi ha ragione. Questo l’AI non lo sostituisce. E indovinate chi su queste cose è fortissimo da secoli. Noi. L’Europa.
Per anni ci hanno detto che eravamo indietro, io compreso, troppo umanisti e poco tecnici. Adesso che la tecnica la fa la macchina, quello che resta umano vale di più. E quel patrimonio noi ce l’abbiamo già.
(Per una volta, essere “i vecchi” potrebbe essere un vantaggio.)
Voi cosa ne pensate?
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