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203 – Vietare l’AI ai ragazzi è come vietare i libri

Vietare l’Intelligenza Artificiale ai ragazzi è come vietare i libri perché qualcuno li lancia in testa

Ogni volta che qualcosa ci spaventa, la prima reazione è vietare. Sta succedendo con l’Intelligenza Artificiale, con i social, con i cellulari. Soprattutto quando parliamo di minori, e sapete quanto sono sensibili al tema. Il problema è che stiamo confondendo lo strumento con l’uso che se ne fa.

Un social non funziona per magia. Dietro c’è un algoritmo. Un algoritmo non pensa, non decide cosa è giusto o sbagliato. È una sequenza di regole matematiche che osserva cosa guardiamo, quanto tempo restiamo su un contenuto, cosa tocchiamo, cosa ignoriamo. Poi prova a mostrarci qualcosa di simile. Non perché sia vero, utile o corretto, ma perché aumenta la probabilità che restiamo lì. Questo va spiegato, non vietato. Va spiegato.

L’Intelligenza Artificiale funziona in modo diverso da come molti immaginano. Non ragiona per certezze. Ragiona per probabilità. Quando risponde, non “sa” le cose. Calcola quale parola, quale frase, quale risposta è statisticamente più probabile dopo quella domanda. Questo significa una cosa molto semplice: può sbagliare. Può essere imprecisa. Può sembrare sicura anche quando non lo è. E soprattutto c’è un proprietario dietro, non decide veramente da sola. C’è qualcuno che ha stabilito quali sono i pesi delle probabilità. E proprio per questo va usata con testa, non rimossa.

C’è poi un altro punto che quasi nessuno racconta ai ragazzi. Parte dei contenuti che vedono online non arrivano lì per caso. Arrivano perché qualcuno ha pagato. Pubblicità, messaggi sponsorizzati, narrazioni spinte in alto perché conviene a qualcuno. Questo vale per i social, per i motori di ricerca, e in futuro varrà sempre di più anche per le risposte delle AI. Se non insegniamo a cercare le fonti, a confrontare, a dubitare, ma vietiamo e basta, stiamo lasciando i ragazzi soli dentro un flusso che li influenza senza che se ne accorgano.

E poi c’è il cellulare. Non è solo uno strumento di distrazione. Può essere usato per cercare il significato di una parola mentre si studia. Per capire un riferimento storico. Per verificare una notizia. Per soddisfare una curiosità invece di ignorarla. Il problema non è il telefono. È cosa insegniamo a farci con quel telefono. E poi c’è chi il telefono non ce l’ha, e quando lo prende in mano per pochi minuti fa la cosa più semplice: giochi.

Lo stesso vale per l’Intelligenza Artificiale nello studio. Usata male, copia al posto loro. Usata bene, insegna a a imparare. Può farci domande mirate su quello che stiamo studiando. Può aiutarci a capire dove sbagliamo. Può spiegare un concetto in modo diverso se non è stato capito la prima volta. Diventa un supporto, non un sostituto. Come una calcolatrice usata per verificare un risultato, non per smettere di capire la matematica.

Vietare tutto è facile. Bisognerebbe educare, ma ducare è faticoso. Ma è l’unica strada che funziona, se vogliamo occuparci di questa generazione e del loro futuro. Le invenzioni non si possono disinventare. Non si può cancellare Internet. Non si può cancellare l’Intelligenza Artificiale. Possiamo solo decidere se vogliamo futuri adulti capaci di usarle o futuri adulti che le subiranno.

Abbiamo fatto così con l’elettricità. È pericolosa, ma nessuno propone di eliminarla. Abbiamo insegnato a usarla. Non mettere le dita nella presa. Non improvvisare. Con il digitale serve la stessa maturità.

Se vediamo dei ragazzi che si tirano libri in testa, non vietiamo i libri. Spieghiamo che leggerli è molto meglio. Con l’Intelligenza Artificiale, con i social, con i cellulari, il ragionamento è identico. Serve cultura. Il divieto assoluto fa solo molto male.

E voi, cosa ne pensate?

#DecisioniArtificiali #MCC #Documentario

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