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302 – La domanda sporca sulle armi autonome

La domanda sporca sulle armi autonome. Essere etici morti o amorali vivi?

Una macchina che uccide da sola, senza un umano nel processo, è una cosa sbagliata. Fine. Ma c’è una domanda che mi tormenta: se la Cina costruisce sciami di robot armati che sparano in autonomia, se la Russia ha i suoi sistemi, se Israele ha già usato AI per scegliere bersagli a Gaza, se l’Iran e la Turchia stanno costruendo i loro droni, noi cosa facciamo?

Manteniamo la nostra etica e ci facciamo uccidere da armi autonome? Oppure ci adeguiamo, perché altrimenti rischiamo di stare dalla parte giusta della storia ma anche dalla parte morta?

I cinesi hanno i “wolf pack”, robot cani che si coordinano da soli, sciami da 200 robot guidati dall’AI. Nel 2030, secondo le proiezioni che girano negli ambienti militari, per avere un esercito parzialmente autonomo basteranno qualche centinaio di milioni di dollari. E il numero di conflitti in cui sarà un’AI a decidere chi muore supererà quello dei conflitti decisi da un essere umano.

Se loro hanno sciami che scelgono i bersagli alla velocità della macchina, e noi mandiamo soldati con regole d’ingaggio scritte da uomini, chi vince? E se non vinciamo, chi protegge i nostri figli?

Io non voglio macchine che uccidono da sole. Mai. Lo dico anche da padre. Ma non è che poi i Paesi che difendono ancora un’idea di responsabilità umana finiscono spazzati via dagli altri?

Voi cosa ne pensate?

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