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295 – I social amplificano le visioni estreme mentre l’AI pare che tenda a moderare

I social amplificano le visioni estreme mentre l’AI pare che tenda a moderare

Da anni sappiamo che i social media ci spingono agli estremi. Gli algoritmi premiano i contenuti che generano reazione, e i contenuti che generano più reazione sono quelli radicali, divisivi, arrabbiati. Più sei estremo, più vieni amplificato. È il meccanismo su cui sono costruite quelle piattaforme, e lo sappiamo da tempo.

Un’analisi del Financial Times ha messo a confronto i contenuti politici sui social con le conversazioni negli assistenti AI. I chatbot fanno l’opposto: tendono a moderare, a smussare, a spingere verso posizioni più centriste. Questo vale per tutti i modelli studiati, incluso Grok, che pure è considerato più orientato a destra rispetto agli altri, ma produce comunque un effetto moderante.

Ma qualcuno dentro quelle aziende ha fatto delle scelte su cosa è “moderato” e cosa non lo è. Senza dircelo, senza dibattito pubblico, senza che noi potessimo votare su questo.

I social ci hanno polarizzato per anni, e li abbiamo criticati giustamente. Ma almeno la polarizzazione era visibile. Potevi vedere dove ti stava portando. Questa moderazione è silenziosa. Arriva attraverso risposte che sembrano equilibrate, razionali, informate.

Studi pubblicati lo scorso dicembre su Nature e Science hanno misurato qualcosa di particolare. I chatbot AI spostano le opinioni politiche delle persone in modo più efficace della pubblicità televisiva. Bastano pochi minuti di conversazione per muovere anche di dieci punti le preferenze su un candidato. E i modelli più persuasivi sono anche quelli che producono più informazioni inesatte. In poche parole, più ti convincono più sbagliano.

Uno strumento più persuasivo di qualsiasi campagna pubblicitaria, che spinge verso il centro in modo silenzioso, e tanto più convincente quanto meno è accurato. Questo strumento lo usate ogni giorno.

Voi cosa ne pensate?

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.