Le aziende italiane spendono sempre di più per difendersi dagli attacchi informatici, ma non trovano le persone per farlo. Nel 2025 la spesa in cybersecurity è arrivata a 2,24 miliardi di euro, il 12% in più dell’anno prima. E intanto quasi 9 grandi organizzazioni su 10 dichiarano di non riuscire a coprire le posizioni aperte. Mancano candidati qualificati. Comprano firewall, software, servizi di monitoraggio, ma poi non hanno chi li fa funzionare.
E gli attacchi aumentano. I criminali usano l’Intelligenza Artificiale per renderli più credibili e più veloci. E le nuove regole europee, NIS2 e DORA, obbligano aziende e pubbliche amministrazioni ad alzare le difese. Per cui la spesa continuerà a salire anche nei prossimi anni. E le posizioni aperte pure.
E poi c’è una cosa che può vedere solo chi la tocca da dentro. Io vado spesso nelle aziende a parlare di cybersecurity, per far capire a chi ci lavora l’importanza di diventare il primo punto di difesa e non il primo punto di ingresso. Lo faccio sia negli Stati Uniti sia in Italia. E dopo ogni evento l’attenzione è altissima. Poi passano poche settimane e torna tutto come prima. Allora i miei eventi non servono a nulla? No: è che la sicurezza va mantenuta ogni giorno. Questi contenuti devono arrivare ogni settimana, non una volta all’anno e basta. C’è molto da spiegare, sia sul piano strategico sia su quello della comunicazione, pubblica e aziendale.
E quindi, per chi cerca lavoro o vuole cambiarlo, la cybersecurity è un settore dove la domanda supera l’offerta. Contano le competenze certificate e la pratica, più della laurea. Non che la laurea non sia importante, ma le aziende sono disposte a formare chi arriva da percorsi diversi. Anche perché non hanno alternative. Studiare sicurezza oggi conviene, e converrà per molti anni.
Voi cosa ne pensate?
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