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431 – GEMINI HA DETTO DI PORTARE MENO ACQUA. LI HANNO DOVUTI SALVARE

Sono partiti in montagna con meno acqua e meno cibo di quanto serviva perché gliel’aveva detto Google Gemini. Hanno chiesto a un modello linguistico di pianificare una spedizione: quanto portare, quanto pesa lo zaino, quanto dura la salita. E lui ha risposto con quel tono lì, solito sicuro e ordinato, il tono di uno che sa. Ma non sapeva niente di quella montagna.

Un modello non guarda il sentiero, non sente il caldo e non sa che a metà percorso c’è una sorgente segnata sulla mappa, ma d’estate è asciutta. Mette insieme numeri visti da qualche parte e ne tira fuori una media che suona bene, che su una ricetta va benissimo, in quota no. E quella media diventa una borraccia che finisce però troppo presto.

In quel caso nessuno ha ricontrollato. E vedete, la parte che mi colpisce di più è che non hanno sbagliato in realtà a usare l’Intelligenza Artificiale. Capita a tutti, no, di chiederle una mano per organizzare qualcosa. Hanno sbagliato a non aprire una seconda fonte prima di caricarsi lo zaino in spalla e mettersi in cammino. E poi sono dovuti andare a prenderli.

Ci fidiamo di queste macchine perché non esitano mai. Un amico esperto ti direbbe una cosa del genere, magari no: “Guarda, dipende, quest’anno c’è stata siccità”. Il modello no, dà il numero. E noi leggiamo la sicurezza come competenza, invece è solo il modo in cui è fatta la frase. E poi l’AI mica ha istinto di sopravvivenza, almeno non il nostro, non il suo. Non le importa se torniamo indietro, non sa cosa vuol dire non tornare.

Quindi usiamola pure per la lista della spesa e il programma della giornata. Ma a volte la risposta decide se beviamo o no a 2000 metri. E quella risposta si controlla con qualcuno che quel sentiero lo ha fatto davvero.

Voi cosa ne pensate?

#DecisioniArtificiali #MCC #Sicurezza #Montagna #Sopravvivenza

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.