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427 – EY METTE 100 MILIONI DI DOLLARI DI BONUS PER CHI SA FARE QUELLO CHE L’AI NON SA FARE

Un bonus da 25.000 dollari in una delle più grandi società di consulenza al mondo si prende esercitando il giudizio, non producendo di più.

Ernst & Young, divisione americana, mette 100 milioni di dollari quest’anno per premiare capacità umane: adattarsi, giudicare, inventare qualcosa. Chiunque dentro l’azienda può segnalare un collega. Le cifre piccole sono da 500 dollari, quelle grosse arrivano a 25.000, 5 volte il tetto di prima e sopra non c’è un limite a quanto una persona può accumulare.

Non solo EY, KPMG quest’estate ha rifatto il training degli stage in revisione contabile per spingere sul pensiero critico. PwC ha messo in piedi un percorso su empatia e creatività accanto alle competenze sull’AI. Le società che hanno passato 20 anni a misurare le persone in ore fatturabili, adesso pagano per una cosa che nel foglio Excel non si misura. Interessante, no?

Dentro EY, i ricavi legati all’AI sono cresciuti del 30% nel 2025. Sono loro a vendere l’automazione ai clienti. Mentre la vendono, mettono 100 milioni per assicurarsi che i propri dipendenti sappiano ancora ragionare senza.

Ginnie Carlier, che in EY Americas si occupa di talento e cultura, dice che non è un problema che si risolve con un corso di formazione, o un singolo programma. Serve proprio un cambiamento radicale e duraturo. E ha ragione.

Chi vende l’AI ai clienti sa una cosa che ai clienti non dice sempre con la stessa chiarezza: la macchina lavora bene solo se chi la usa sa quando ha sbagliato. E quella capacità lì, mica la insegna il software, si atrofizza se smettiamo di usarla. E la si perde per prima proprio nelle aziende che automatizzano di più.

Quindi EY possiamo dire che mette 100 milioni per non ritrovarsi in casa persone che sanno solo premere invio. Se le ritrovano lo stesso e lo scoprono però il giorno in cui la macchina sbaglia e nessuno dice “oh oh, alza la mano”.

Voi cosa ne pensate?

#DecisioniArtificiali #MCC #Lavoro #CompetenzeUmane #PensieroCritico

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.