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426 – DIFESA: CHI CI ATTACCA SPENDE UN COMPUTER USATO, NOI SPENDIAMO STIPENDI E TURNI DI NOTTE

Basta l’email di un fornitore per fermare un porto. Chi attacca sceglie il giorno, l’ora e il punto più molle. Noi dobbiamo tenere acceso tutto, sempre, anche a Ferragosto alle 3 di notte. E questa sproporzione ha un nome, si chiama guerra asimmetrica. E nel digitale è la regola.

Da questa parte del mondo l’asimmetria è più larga, perché una democrazia aperta è fatta apposta per essere raggiungibile. Quindi ospedali, acquedotti, comuni, scuole, aziende con un gestionale e mezza persona che se ne occupa quando ha tempo. Però sono servizi che devono restare aperti al pubblico per definizione, quindi aperti anche a chi entra per rompere.

Un attacco riuscito costa un computer di seconda mano, un abbonamento comprato con la carta di qualcun altro, qualche mese di pazienza. La nostra difesa costa stipendi, licenze, backup, persone sveglie quando gli altri dormono. E chi attacca mica ha bisogno di vincere? Gli basta rompere qualcosa per 2 giorni.

Per rispondere noi invece dobbiamo dimostrare perfino chi è stato. Un gruppo criminale che chiede un riscatto e uno Stato che usa quel gruppo come paravento, visti da fuori, sono la stessa identica cosa. Stessi strumenti, stesse tecniche, spesso le stesse persone che di giorno fanno una cosa e di notte un’altra. Chi colpisce da un regime non risponde a nessuno. Noi rispondiamo a un giudice, a un parlamento, a un giornalista che fa le domande. La bandiera ce la ricostruiamo dai log mesi dopo con un margine di dubbio che in tribunale regge molto poco.

Il modo più comodo per arrivare dentro un’azienda da 1.000 dipendenti è quella da 3 che le manda le fatture. Chi difende un’organizzazione grande di fatto sta difendendo il computer di qualcuno che non ha mai visto in faccia. E quella catena di fornitori da noi si chiama tessuto produttivo. E l’asimmetria sta tutta nel fatto che chi attacca rischia poco e il danno lo paga chi non ha deciso niente.

E i vincoli che ci rallentano sono la cosa che stiamo difendendo. Quindi la partita la giochiamo prima. Difendere tutto allo stesso modo è il modo più veloce per non difendere niente. E quindi ci conviene decidere quali servizi non devono fermarsi mai e trattarli come se il resto non esistesse. È l’unico modo per difenderci oggi.

Voi cosa ne pensate?

#DecisioniArtificiali #MCC #Difesa #Sicurezza #GuerraAsimmetrica

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.