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300 – Certe AI sono in affitto e ce lo ricorda un padrone di casa che ci ha appena cacciato

Certe AI sono in affitto e ce lo ricorda un padrone di casa che ci ha appena cacciato

Sora era lo strumento di OpenAI per creare video con l’Intelligenza Artificiale. Scrivevi una frase e lui ti generava un video. Chiude. Così, da un giorno all’altro.

Sei mesi fa era l’app più scaricata dell’App Store. Un milione di download in cinque giorni. Gente che ci costruiva sopra workflow, contenuti, clienti. Si è sistemata. Ha appeso i quadri alle pareti. Qualche settimana fa, un post su X: “We’re saying goodbye to Sora.”

Disney ci aveva messo sopra un miliardo di dollari e duecento personaggi. Trenta minuti dopo una riunione di lavoro coi team OpenAI, ha scoperto che Sora non esisteva più. “Rug pull” l’hanno chiamato, come quando ti fregano con le cripto.

I download erano crollati del 75% dal picco di novembre. Ogni video bruciava GPU costosissime. OpenAI ha guardato i conti, ha guardato l’IPO, e ha spento tutto. Noi non siamo proprietari di niente. Nemmeno quando paghiamo. Stiamo affittando, a condizioni che cambiano quando vogliono loro.

L’AI oggi costa molto di più di quello che ci fanno pagare. Ogni azienda AI sta perdendo soldi. OpenAI brucia 14 miliardi di dollari l’anno. I prezzi che vediamo adesso sono sussidiati dagli investitori, tenuti bassi di proposito per farci entrare, farci abituare, renderci dipendenti. Il futuro è il pagamento a consumo. Paghi per quello che usi, ogni richiesta, ogni video, ogni risposta. E per avere le stesse cose che oggi ci sembrano quasi gratis, pagheremo da 3 a 10 volte di più. Ho amici qua a New York che dicono che sarà fino a cento volte.

Ci stanno facendo quello che hanno fatto le app di ride-sharing. Prezzi stracciati per ammazzare la concorrenza, poi una volta che non puoi più farne a meno, il conto arriva. È l’Airbnb dell’AI. Entriamo, ci sistemiamo, ci portiamo il lavoro. Poi il padrone di casa cambia idea, o alza l’affitto di dieci volte. E noi non possiamo portarci via i mobili, perché i mobili non erano nostri.

Ogni volta che costruiamo qualcosa su uno strumento di terzi, costruiamo sulla terra di qualcun altro. Se domani decidono che non conviene più, chiudono. Se decidono che conviene troppo, alzano i prezzi. E noi non possiamo fare niente. Ricordiamocelo, siamo in affitto.

Voi cosa ne pensate?

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.