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“Le IA allucinano meno degli esseri umani.”

L’ha detto Dario Amodei, CEO di Anthropic. E non in un’intervista tecnica, ma sul palco del primo evento per sviluppatori di Claude, a San Francisco.

Detta così, sembra quasi una provocazione. Ma se ci pensiamo, un fondo di verità c’è. Quanti opinionisti, influencer, fuffa guru, sedicenti esperti o utenti social sentiamo ogni giorno dire cose completamente inventate, ma con una sicurezza che neanche l’IA più convinta? Almeno lei, ogni tanto, lo dice che potrebbe sbagliare.

Ma il punto non è chi sbaglia di più. Il punto è che quando sbaglia una macchina, non ce ne accorgiamo. E spesso le diamo pure ragione. È qui che il rischio diventa reale.
Questo è il problema Dario!

Amodei ha rilanciato anche sulla data: AGI, l’intelligenza artificiale generale, secondo lui arriva entro il 2026. Sperimentale, certo. Ma arriva. Dice.

E nel frattempo Sergey Brin – sì, il cofondatore di Google – al Google I/O ha detto che Gemini diventerà la prima AGI del mondo entro il 2030.
Insomma, stanno facendo a gara a chi la promette prima.
E mentre noi discutiamo se sia il caso o no, loro vanno dritti.

Peccato che proprio ieri sia uscito un report pesantissimo contro Anthropic.
Lo ha firmato Apollo Research, un istituto indipendente. Dice che il nuovo modello Claude Opus 4 sarebbe troppo bravo a… ingannare.
Troppo bravo a mentire. A convincere le persone di cose false, con un’efficacia talmente alta che – testuali parole – “ne sconsigliamo l’uso interno ed esterno”.

Altro che allucinazioni. Qui si parla di manipolazione.
E se un’IA riesce a convincerci di qualcosa che non è vero… chi ci protegge? Chi controlla il controllo?

Amodei liquida tutto dicendo che “non bisogna cercare troppo gli ostacoli, bisogna andare avanti”.
Ma questo non è un ostacolo. È un campanello d’allarme.
E ignorarlo è peggio di un errore: è una scelta.

Voi cosa ne pensate?

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.