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53 – Il primo ministro e l’oracolo digitale

Il primo ministro e l’oracolo digitale: quando l’AI entra in Parlamento

Il primo ministro svedese Ulf Kristersson ha ammesso pubblicamente di usare spesso strumenti di intelligenza artificiale come ChatGPT e il francese LeChat per avere un “secondo parere” nel suo lavoro. Non per prendere decisioni, dice, né per gestire informazioni riservate, ma per confrontarsi con altri punti di vista e mettere in discussione le proprie idee.

Peccato che l’AI non abbia opinioni. Ha solo pattern.

Quei modelli non ragionano, non conoscono il contesto politico, non capiscono l’ironia, non vedono le tensioni sociali. E soprattutto: non sono neutri. Riflettono, e amplificano, la cultura di chi li ha progettati. Quando un leader cerca confronto in una macchina come queste, non trova pluralismo. Trova conferme.

Il problema non è usare l’AI. Il problema è non sapere cosa c’è dentro.

Un premier che chiede consiglio a ChatGPT accetta, anche inconsapevolmente, un filtro ideologico opaco, costruito altrove, allenato su dati selezionati da chi ha accesso, potere, visibilità. E se ci si fida ciecamente, si rischia di trasformare l’AI in un oracolo digitale a cui si delega il dubbio, il confronto, il pensiero critico.

Kristersson dice che il suo uso è “limitato e sicuro”. Ma non basta. Ogni volta che un leader politico interagisce con l’AI, dovremmo chiederci: con quale modello? Addestrato dove? Da chi? Con quali filtri? Per fare cosa?

Non possiamo nemmeno accettare che ChatGPT partecipi, in silenzio, alle decisioni politiche…

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.