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388 – SENTENZA STORICA IN TEMA DI AI

Sentenza storica in tema di Intelligenza Artificiale, e anche questa volta arriva dall’Italia.

Dietro ogni decisione della pubblica amministrazione ci deve essere una riserva di umanità. L’Intelligenza Artificiale può esistere, può assistere, può supportare. Ma l’ultima parola deve restare a una persona in carne e ossa. In sostanza non si può delegare tutto a una macchina, soprattutto quando in gioco c’è una valutazione. Perché un’AI non deve, per esempio, poter escludere una persona che aveva diritto a un posto di lavoro.

Tutto nasce da un insegnante che ha fatto il concorso per la scuola. Ha insegnato per anni e gli spettava una riserva di posti, il trenta per cento. Nella domanda scrive tutto giusto, ma nella casella sbagliata del modulo online. Il sistema legge, calcola, decide: non ragiona come un umano, ma come una macchina, e quindi nelle caselle giuste non trova le risposte giuste. Così lui resta fuori dal lavoro, e la macchina non se n’è accorta. Ma soprattutto nessun essere umano ha controllato.

L’insegnante quindi fa ricorso. E il Tar del Lazio gli dà ragione. E i giudici, rendendosene conto, scrivono un principio storico. Tirano fuori l’AI Act europeo, che ancora non è pienamente in vigore, e lo usano comunque come riferimento. Perché quel regolamento, che ho aiutato a creare anch’io, dice che i sistemi usati per selezionare chi lavora nel pubblico sono considerati ad alto rischio. E quindi serve un controllo umano vero.

Lo dico da anni: questa serie e il mio ultimo libro si chiamano Decisioni Artificiali proprio per quel problema lì. Inoltre l’Italia, che viene raccontata sempre come indietro, ha fatto la prima legge sull’Intelligenza Artificiale. E adesso la prima sentenza storica di questo tipo. Ormai, sul digitale, arriva prima.

Voi cosa ne pensate?

#DecisioniArtificiali #MCC #PubblicaAmministrazione #ConcorsoPubblico #DirittoAlLavoro

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.