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52 – AI sbaglia, tu paghi: il caso Hertz

AI sbaglia, tu paghi: il caso Hertz

L’AI di Hertz non guarda in faccia a nessuno. E nemmeno distingue un graffio vero da uno inventato. Da aprile 2025 la compagnia ha piazzato scanner intelligenti nei parcheggi, vendendoli come la svolta per controlli rapidi e imparziali sui danni delle auto a noleggio. In teoria, meno discussioni e più trasparenza. In pratica? Una macchina che fotografa ogni imperfezione e la trasforma in fattura salata.

Un cliente si è visto chiedere 440 dollari per un graffio di un pollice su una ruota: 250 per la “riparazione”, 125 di “processing fee” e altri 65 di “spese amministrative”. Non stiamo parlando di un paraurti staccato, ma di un segno appena visibile. Gli scanner, sviluppati dalla società UVeye, inviano subito le foto “prima e dopo” e il sistema propone uno “sconto” se paghi entro pochi giorni. Una pressione psicologica mascherata da convenienza.

Chi prova a contestare si trova davanti a chatbot automatici, procedure opache e tempi di risposta che arrivano a dieci giorni. Nel frattempo la carta di credito è già sotto assedio. Sui forum e su Reddit circolano decine di storie simili: “accuse automatiche non contestabili” è la frase che ricorre di più. Alcuni clienti dicono di aver chiuso per sempre con Hertz.

E non è un caso isolato. Anche Sixt utilizza un sistema simile, chiamato “Car Gate”. Anche lì emergono errori clamorosi: foto con timestamp sbagliati, che dimostrano come il danno fosse presente prima del noleggio. In un contesto simile la promessa di maggiore trasparenza si capovolge: diventa un meccanismo aggressivo, che sembra pensato più per far cassa che per tutelare la correttezza.

L’AI qui non sta aiutando nessuno. Sta sostituendo il buon senso con una logica da cassa automatica. E quando la macchina sbaglia, non paga lei. Paghi tu.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.