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19 – Google è morto. L’ha ucciso l’AI

Google è morto. L’ha ucciso l’AI.
Il 58% delle ricerche oggi finisce senza clic.
Nessuno apre più i link. Nessuno legge le pagine.
L’intelligenza artificiale risponde prima, meglio, da sola.

ChatGPT ha mezzo miliardo di utenti a settimana.
Perplexity ha 22 milioni di utenti attivi.
Google cala, l’AI sale.
Chi vive di traffico organico sta finendo sotto.

Basta un CSV da Google Analytics per capirlo.
Se più del 40% del traffico arriva da Google, sei a rischio.
Quel traffico verrà tagliato, risucchiato, riscritto.

La soluzione? Scrivere per i modelli, non per i motori.
Non per essere trovati da un algoritmo,
ma per essere usati da un LLM.

E quando cerchi qualcosa, devi scegliere lo strumento giusto.
Google serve ancora.
Per trovare un sito ufficiale, un documento, una pagina esatta.

Ma se cerchi una sintesi, un ragionamento, una verifica…
l’AI è già meglio.

Google ti manda in giro.
L’AI ti risponde.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.