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Nel futuro di bar e negozi ci sono i robot (ma gli umani resteranno importanti)

A New York aprirà Botbar, una caffetteria dove saranno i robot a preparare le bevande. Le persone ordineranno e pagheranno attraverso un totem touchscreen. Altri robot inservienti, camerieri o commessi sono già usati in vari negozi nel mondo e lo saranno sempre più in futuro. Ma non sostituiranno l’elemento umano: le macchine potranno lavorare a fianco degli uomini, liberandoli da alcuni compiti più faticosi e offrendo nuove opportunità a tutti. 

Non esiste un dato preciso sul numero di robot addetti alle vendite, ma si stima che siano migliaia, soprattutto in Asia, dove la tecnologia robotica è particolarmente avanzata. Saranno molto usati nei prossimi anni nella ristorazione, nell’ospitalità e nel commercio al dettaglio. Già oggi ci sono automi che fanno gli assistenti di vendita nei negozi di elettronica, portano cibo, bevande e farmaci direttamente nelle camere d’albergo dei clienti, portano i piatti ai tavoli dei ristoranti o si muovono nei negozi eseguendo le scansioni degli scaffali, rilevando i prodotti mancanti o segnalando problemi di sicurezza. Non sempre in passato gli esperimenti di questo tipo hanno funzionato: tempo fa, in Cina, alcuni ristoranti che usavano robot come camerieri hanno dovuto chiudere perché i clienti non erano interessati. Ma con il passare degli anni, e magari con l’abitudine delle persone a interagire con le macchine, il loro utilizzo sembra essere meno problematico.

Ci toglieranno il lavoro? Sicuramente cambieranno il nostro modo di lavorare. I robot della caffetteria di New York potranno fare il caffè più buono del mondo, ma sarà piacevole avere un barista in carne ed ossa con cui scambiare quattro chiacchiere. Agli automi, che non protestano e non si stancano mai, può essere affidato il ruolo operativo, l’essere umano può dedicarsi a una migliore accoglienza. L’importante è che la tecnologia resti sempre a servizio dell’uomo, e non viceversa.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

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Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.