Quando ho letto che fra i 100 più influenti del mondo nell’Intelligenza Artificiale c’è Paris Hilton, si tratta della lista annuale del TIME, quella dei 100 nomi che contano nell’AI. E accanto a lei ci sono Bernie Sanders, Ben Affleck e Erin Brockovich.
E vado a vedere perché c’è. E non c’è per un modello, non c’è per un’azienda, non c’è per una ricerca, c’è per l’attivismo sulle leggi contro i deepfake. Brava, però allora mettila in una classifica dei più influenti contro i deepfake. Perché altrimenti la prossima volta che fa una campagna contro gli incidenti domestici rischiano di darle il Nobel per la fisica.
Una lista di influenti nell’AI dovrebbe avere chi la fa, chi la conosce bene, chi passa le giornate a capire come funziona un sistema, dove sbaglia, chi ha aziende grandi nel settore, dove perde i dati, quando è pericoloso. Ecco, lì mica entra in classifica.
E che serve a far approvare una norma contro i deepfake? Va benissimo, così ci mancherebbe davvero. Però il problema arriva dopo. Perché le regole poi bisogna scriverle nel dettaglio. E il dettaglio è tecnico. Cosa si può addestrare? Su quali dati? Con quale tracciamento? Chi risponde quando il sistema decide da solo? E una campagna mica basta, serve qualcuno che quei sistemi li ha aperti, li conosce. Sennò la prossima la facciamo scrivere a Paris Hilton.
Voi cosa ne pensate?
#DecisioniArtificiali #MCC #Influenza #Deepfake #Regolamentazione












