699 dollari, e chi boccia dentro Harvard Business School è un avatar.
7 fra professori e senior lecturer si sono fatti registrare, una società li ha ricostruiti in faccia e voce, e adesso il feedback ai fondatori lo danno le copie.
Lo hanno fatto per un corso che si chiama HBS Foundry, dura 8 settimane, ci sono passati 760 fondatori. Le sessioni coi docenti veri ci sono, una a settimana. Le prove no. Pitch all’investitore, chiamata di vendita, riunione del consiglio: quelle si fanno davanti al clone, che ascolta lo stesso pitch 50 volte, non dorme, e non ha un’agenda da incastrare come invece ha il prof in carne e ossa.
Sarah Kessler del New York Times è andata a provarlo. Ha presentato una finta azienda, un “Uber per le banane”, al clone di Jeff Bussgang di Flybridge Capital. Bocciata. Poi l’ha presentata a Bussgang vero, e l’ha bocciata pure lui. Identici.
Secondo il suo racconto, la copia teneva un sorriso congelato per tutta la durata. Bussgang dice che il suo doppio è un po’ inquietante, e che i suoi studenti lo adorano.
E allora uno si chiede cosa manca.
Manca la parte per cui si paga Harvard. In fondo al corso c’è un pitch vero, davanti a investitori veri, con 100.000 dollari sul tavolo. E quello che sposta un pitch non è il commento sul modello di business. È che il professore, dopo, prenda il telefono e chiami qualcuno mettendoci la faccia.
Il clone risponde a qualsiasi ora e non si offende mai. Non riconosce nessuno, non si gioca la reputazione, non presenta nessuno a nessuno.
Ma il vero problema è quando boccia una buona idea, senza che sia mai passata per un umano. Se vi interessa il tema ci ho scritto un libro che si chiama Decisioni Artificiali, edito Sole 24 Ore in Italia e Amazon per l’inglese.
Voi cosa ne pensate?
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