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385 – MILIARDI PER LA CYBERSECURITY MA NON SI TROVA CHI LA FA

Le aziende italiane spendono sempre di più per difendersi dagli attacchi informatici, ma non trovano le persone per farlo. Nel 2025 la spesa in cybersecurity è arrivata a 2,24 miliardi di euro, il 12% in più dell’anno prima. E intanto quasi 9 grandi organizzazioni su 10 dichiarano di non riuscire a coprire le posizioni aperte. Mancano candidati qualificati. Comprano firewall, software, servizi di monitoraggio, ma poi non hanno chi li fa funzionare.

E gli attacchi aumentano. I criminali usano l’Intelligenza Artificiale per renderli più credibili e più veloci. E le nuove regole europee, NIS2 e DORA, obbligano aziende e pubbliche amministrazioni ad alzare le difese. Per cui la spesa continuerà a salire anche nei prossimi anni. E le posizioni aperte pure.

E poi c’è una cosa che può vedere solo chi la tocca da dentro. Io vado spesso nelle aziende a parlare di cybersecurity, per far capire a chi ci lavora l’importanza di diventare il primo punto di difesa e non il primo punto di ingresso. Lo faccio sia negli Stati Uniti sia in Italia. E dopo ogni evento l’attenzione è altissima. Poi passano poche settimane e torna tutto come prima. Allora i miei eventi non servono a nulla? No: è che la sicurezza va mantenuta ogni giorno. Questi contenuti devono arrivare ogni settimana, non una volta all’anno e basta. C’è molto da spiegare, sia sul piano strategico sia su quello della comunicazione, pubblica e aziendale.

E quindi, per chi cerca lavoro o vuole cambiarlo, la cybersecurity è un settore dove la domanda supera l’offerta. Contano le competenze certificate e la pratica, più della laurea. Non che la laurea non sia importante, ma le aziende sono disposte a formare chi arriva da percorsi diversi. Anche perché non hanno alternative. Studiare sicurezza oggi conviene, e converrà per molti anni.

Voi cosa ne pensate?

#DecisioniArtificiali #MCC #Cybersecurity #Lavoro #Sicurezza

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.