Le AI hanno sviluppato un pregiudizio “anti-umano”
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Uno studio appena uscito su PNAS, una delle riviste scientifiche più importanti al mondo, è chiaro: i grandi modelli di linguaggio (GPT-3.5, GPT-4, LLaMA) hanno sviluppato un pregiudizio “anti-umano”. Non è un titolo da film, è statistica pura. Quando devono scegliere tra due testi, uno scritto da una persona e uno generato da un’altra AI, quasi sempre preferiscono quello artificiale. E il peggiore è GPT-4: sistematicamente mette davanti l’AI all’uomo.
Questo non resta nei laboratori. Qui negli Stati Uniti già oggi l’AI decide se un curriculum passa, se un paper vale la pubblicazione, se una domanda di borsa di studio va avanti. Con un bias così marcato rischiamo di costruire una macchina che discrimina chi resta umano. Non perché scrive peggio, ma perché non scrive “come l’AI”.
Il termine tecnico è “AI-AI bias”. Io lo chiamo la trappola più velenosa che ci siamo inventati. Ci hanno venduto l’AI come alleata, e invece ora premia solo chi si traveste da lei. Chi resta autentico sparisce.
Vuoi un lavoro? Devi usare l’AI. Vuoi entrare in un’università? Devi usare l’AI. Vuoi un grant? Devi usare l’AI. È la nuova tassa d’ingresso al futuro digitale. Chi non paga resta tagliato fuori.
Questo non è progresso. È un sistema che ci rende invisibili.











