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116 – Le parole dell’intelligenza artificiale che tutti fingono di capire

Le parole dell’intelligenza artificiale che tutti fingono di capire

Ammettiamolo: ogni giorno si sente parlare di AI, LLM, token, prompt… e molti fanno finta di capire, ma in realtà è un mondo nuovo che conoscono in pochi.

Per cui ho pensato di spiegarvi, in modo semplice, il significato delle parole principali legate all’intelligenza artificiale. Se le conoscevate già, condividete il video. Se non le conoscevate, condividetelo lo stesso.
Seguite fino alla fine, perché dopo questo video nessuno potrà più confondervi con nomi e sigle.

LLM: Large Language Model. È il tipo di AI che genera testo: ChatGPT, Claude, Gemini. “Large” perché è addestrato su enormi quantità di testi, “Language Model” perché prevede la parola successiva. Non pensa: calcola probabilità. Simula il linguaggio umano, ma non lo comprende davvero.

Token: ogni volta che un’AI scrive o legge, conta token, frammenti di testo, anche solo una virgola. Più token, più costo. Per questo molte aziende limitano le conversazioni: non per pigrizia, ma per risparmio.

Prompt: è la frase che scriviamo per ottenere una risposta. Ogni AI ha un suo modo di capire: alcune vogliono comandi brevi, altre amano il contesto. Funziona meglio se diciamo chi siamo e cosa vogliamo. Più chiari siamo, più “intelligente” sembra.

Context window: è la memoria a breve termine del modello, che può tenere a mente solo un certo numero di parole, poi cancella tutto. Non dimentica: costa troppo ricordare. Quando sembra smemorata, è solo economica.

Hallucination: quando l’AI inventa, non mente: completa statisticamente ciò che manca. È coerente, ma falsa. Succede quando non trova dati affidabili o quando è stata addestrata male. E se non controlliamo, diffondiamo l’errore come fosse verità.

Fine-tuning: serve per riaddestrare un modello su un uso specifico, legale, medico, aziendale. Lo rende più preciso, ma anche più limitato. Ogni scelta nei dati crea una “personalità” artificiale, modellata da chi l’ha addestrata.

RAG: Retrieval-Augmented Generation. Prima cerca, poi risponde. L’AI pesca informazioni da fonti esterne e le ricompone. Riduce gli errori, ma se la fonte è sbagliata, lo sarà anche la risposta.

Capire queste parole non serve per diventare tecnici, ma per restare liberi, consapevoli e capaci di scegliere, perché chi controlla il linguaggio controlla anche la narrazione e il modo in cui vediamo la realtà, e se vogliamo continuare a comprendere come la tecnologia sta cambiando la nostra società, assicuriamoci di restare connessi e informati.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.