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214 – Non bloccano. Rallentano. Così app e siti muoiono in silenzio

🇮🇹 Non bloccano. Rallentano. Così app e siti muoiono in silenzio.

Il nuovo TikTok qui negli Stati Uniti ha problemi. Spesso non va. I video faticano a caricarsi. Alcuni contenuti spariscono. Compaiono errori intermittenti. Per molti utenti la sensazione è semplice: oggi funziona, domani no.

TikTok è stata forzata a vendere le attività negli USA a un’azienda statunitense, e questa cosa è avvenuta, però pare che le cose non funzionino un granché. E vedendolo zoppicare così tanto c’è chi collega i punti. Non perché tutti capiscano come funzionano i data center. Perché tutti vedono l’effetto: perdono tempo, perdono contenuti e, di conseguenza, anche la fiducia.

In alcuni casi il problema sembra persino “selettivo”. Messaggi che non partono se contengono una certa parola. Funzioni che saltano solo in certe condizioni. Conteggi che per un periodo scendono a zero. Le spiegazioni arrivano tecniche: guasti, server sotto stress, errori a catena. Tutto è possibile, anche perché le operazioni sono completamente nuove qua negli Stati Uniti. I fatti sono questi, ma cambia poco: se una piattaforma diventa instabile, la si usa meno.

E quello che emerge, ed è il motivo per cui ho fatto questo video, è che oggi per limitare qualcosa non serve più oscurarlo con un blocco netto e dichiarato. Basta ridurre l’accessibilità. Basta introdurre frizione. Rallentare. Aumentare i timeout. Far fallire a intermittenza login, upload, ricerca. Far funzionare a volte sì, a volte no.

E tutto questo avviene in modo causale. È una tecnica efficace, se uno vuole far morire un sito. Ed è un esempio utile per capire altre cose. Perché a volte i siti vengono chiusi con un comunicato, e a volte invece viene creata stanchezza.

Il risultato pratico è simile a un blocco, ma senza un costo politico di un blocco. Gli utenti se ne vanno da soli. I creator smettono di investire tempo perché vedono performance incoerenti e risultati che non tornano. I brand spostano budget perché una campagna non può dipendere dal fatto che oggi l’app regga e domani no.

Quindi oggi c’è un’alternativa al bloccare siti e app. Quando togli affidabilità, anche solo a intermittenza, togli valore. Il servizio resta aperto sulla carta, ma perde persone, attenzione, soldi. È un modo moderno di spegnere qualcosa senza spegnerlo.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.