La guerra più dei fake che dei missili
Quello che vediamo online sulla guerra tra Iran, Israele e Stati Uniti non è informazione. È caos organizzato. Da una parte ci sono quelli che le informazioni le hanno e non le pubblicano. Dall’altra quelli che le pubblicano, ma sono false. Insieme stanno distruggendo la nostra capacità di capire cosa sta succedendo davvero.
A Dubai chi ci vive sa cosa rischia se posta qualcosa di vero. Le autorità arrestano i residenti che pubblicano contenuti sul conflitto. Quello che invece appare sui social è una parata di ringraziamenti al capo di stato e ai suoi emissari. Post entusiasti, gratitudine per il benessere garantito ai residenti. A volte così esagerati da sembrare una parodia. Puoi spostare un’azienda. Non puoi spostare Dubai fisicamente da una delle aree più storicamente pericolose del mondo. Se la realtà del conflitto circolasse senza filtri, i capitali scapperebbero e le persone con loro.
L’Iran fa esattamente il contrario. Diffonde contenuti a raffica. Missili che colpiscono bersagli, vittorie dichiarate, immagini di forza militare. Un racconto in cui l’Iran sta resistendo e dominando. Falso dall’inizio alla fine, ma efficace.
Nel mezzo ci siamo noi, a cercare di capire cosa stia succedendo davvero.
La BBC ha documentato l’ondata. Video di bombardamenti mai avvenuti. Immagini satellitari manipolate. Il Burj Khalifa di Dubai avvolto dalle fiamme, con la gente che scappa. Completamente generato dall’Intelligenza Artificiale, visto milioni di volte. Un video con missili su Tel Aviv distribuito in oltre 300 post e condiviso decine di migliaia di volte.
Il 5 marzo il governatore del Texas ha condiviso su X un video di una nave americana che colpiva un aereo militare iraniano. L’ha cancellato poco dopo. Il video veniva da War Thunder, un videogioco. Prima che qualcuno lo verificasse aveva già superato i 7 milioni di visualizzazioni.
Quello che prima richiedeva una produzione video professionale ora si fa in pochi minuti. Oggi ci sono decine di strumenti per creare contenuti falsi realistici. Accessibili, veloci, economici. E la pipeline verso i social è completamente automatizzata.
E poi c’è il motore economico che tiene tutto in piedi. X paga, secondo le stime, tra gli otto e i dodici dollari per ogni milione di impression. Chi pubblica fake di guerra con contenuti virali ha costruito, nei fatti, un’impresa.
Grok, il chatbot integrato in X, quando gli hanno chiesto di verificare alcuni di questi video li ha dichiarati autentici. L’AI usata per smontare i falsi non riconosce i falsi.
Questi video rendono molto più difficile documentare prove reali. Quando tutto sembra falso, anche il vero smette di essere credibile. Voi cosa ne pensate?
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