Tutta la verità sull’AI e il grande problema del consumo d’acqua
In Texas, nel 2025, i data center hanno usato circa 95 miliardi di litri d’acqua tra raffreddamento e acqua legata alla produzione di elettricità. Entro il 2030 la stima arriva fino a 600 miliardi di litri l’anno.
In pochi anni l’Intelligenza Artificiale entra nella stessa competizione dell’agricoltura, delle città e delle industrie, perché i sistemi di calcolo scaldano e il calore va tolto, o i chip fanno a fuoco. Ci sono data center che possono arrivare a usare fino a circa un milione e mezzo di litri al giorno per il raffreddamento.
Ma fermi un secondo… Verrebbe da pensare… Perché tutto sto rumore per dell’acqua che evapora e poi torna giù? Perché l’acqua torna, sì, ma non torna dove serve e non torna quando serve. Un data center prende acqua dolce da un bacino locale, magari utile alla popolazione, la usa, una parte evapora, e quella parte lascia quel territorio.
Può ricadere altrove, magari sul mare, magari mesi dopo. Nel frattempo la comunità locale ha meno margine, magari proprio nelle settimane più calde, quando raffreddare costa di più e quando l’acqua serve di più anche alle persone.
È un guaio anche per un’altra ragione molto concreta: la domanda cresce in fretta, ma l’acqua si ricarica lentamente. Le falde non sono un rubinetto infinito. Se preleviamo più velocemente della ricarica naturale, il livello scende: pozzi più profondi, costi più alti, rischio più alto nelle siccità. Un ciclo globale non ripara un danno locale fatto in pochi anni.
Poi c’è la parte che frega quasi tutti: guardiamo l’acqua “diretta” e ci perdiamo l’acqua “indiretta”. Se l’elettricità arriva da fonti che usano acqua, il consumo idrico reale sta anche lì. Cambia zona, cambia filiera, cambia responsabilità. Il data center può dichiarare un numero e il territorio che produce energia può pagare un altro numero, spesso più grande. Questo può pesare fino al 75% del totale. Noi guardiamo spesso le torri di raffreddamento, ma la parte più grande spesso resta la produzione.
Poi l’ultimo pezzo ma non meno importante… Quello che rende tutta questa storia non più un problema locale ma planetario. L’AI e i data center stanno crescendo dove costa meno e dove si costruisce più in fretta. Spesso coincide con aree già in difficoltà per acqua e caldo. Quindi sì, l’acqua non sparisce, ma la disponibilità utile per le persone, nel posto giusto, al momento giusto, diventa più scarsa. È intelligenza questa? Magari artificiale ma non umana!
Voi cosa ne pensate?
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