L’Europa ha scelto la privacy. I bambini pagheranno il prezzo
Il 27 marzo il Parlamento Europeo ha votato contro il rinnovo della norma che permetteva alle piattaforme di scansionare i messaggi privati alla ricerca di materiale pe*p*g*o. 311 contrari, 228 favorevoli. Il 3 aprile la norma è scaduta.
Dal 2021 esisteva una deroga alla Direttiva ePrivacy che consentiva a piattaforme come Meta, Google e Microsoft di farlo volontariamente. L’anno scorso Europol ha elaborato 1,1 milioni di segnalazioni su potenziali contenuti pe*p*g*i grazie a quel sistema. Un milione e centomila avvisi. Bambini reali, ab*i documentati.
Chi ha votato contro dice che era sorveglianza di massa. Scansionare i messaggi di tutti per trovare i reati di pochissimi viola i diritti fondamentali. Capisco l’argomento. Non lo condivido. Quando di mezzo ci sono i bambini, vengono prima. Prima della privacy, prima degli algoritmi. Sempre. Non è una posizione comoda. Ma è la mia.
Google, Meta e Microsoft hanno detto che continueranno a fare scanning volontario. Peccato che la Commissione ha già chiarito che senza base giuridica non possono. Stanno operando in un limbo, e lo sanno.
I negoziati sulla legge permanente continuano. Il prossimo trilogo è il 16 aprile, poi il 4 maggio e il 29 giugno. Se tutto va bene, l’adozione formale potrebbe arrivare a luglio.
Da aprile a luglio, un vuoto. E chi paga il prezzo di quell’attesa non ha voce in Parlamento. Voi cosa ne pensate?











