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285 – Le grandi aziende AI stanno costruendo un impero. Noi paghiamo il conto

Le grandi aziende AI stanno costruendo un impero. Noi paghiamo il conto

C’è uno schema che si ripete ogni volta che nasce un’industria abbastanza potente da non voler essere regolata. Si prende più di quello che si dà. Si usa il lavoro degli altri senza compensazione equa. Si controlla chi fa le domande scomode. L’industria AI ha fatto tutto questo, più velocemente di qualsiasi industria prima.

“Se non lo facciamo noi lo fa la Cina, e sarà la fine.” L’ho sentito dire da almeno quattro CEO diversi, in quattro contesti diversi, con quattro pubblici diversi. Serve a raccogliere capitali, a bloccare regolamentazioni, a giustificare ogni scelta operativa per quanto costosa o dannosa.

L’Intelligenza Artificiale generale, la famosa AGI, viene ridefinita ogni volta che serve. Davanti ai legislatori significa curare il cancro. Davanti agli investitori significa sistemi autonomi che superano gli esseri umani nelle attività ad alto valore economico. Due definizioni, due pubblici, uno strumento. Ma poi esiste?

Aziende come Klarna sono passate da 7.000 dipendenti a poco più di 3.000 in tre anni, senza licenziamenti diretti, solo bloccando le assunzioni e lasciando che le persone se ne andassero. I ricavi sono raddoppiati. Chi rimane senza lavoro finisce spesso a fare data annotation, cioè a etichettare milioni di esempi per insegnare alle AI come rispondere. Lavoro a cottimo, senza orari fissi, senza garanzie. Molti di questi lavoratori sono laureati, ex avvocati, ex creativi. Siedono davanti al laptop in attesa che arrivi un progetto su Slack.

L’80% degli americani vuole che questa industria venga regolata. Queste aziende hanno speso centinaia di milioni negli ultimi due cicli elettorali per bloccare le leggi che le avrebbero vincolate.

Conta chi la controlla, come viene costruita, e chi paga i costi che non appaiono nei bilanci. Voi cosa ne pensate?

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.