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223 – Spesso usano “AI Open Source” per ingannarci

Spesso usano “AI Open Source” per ingannarci. La verità spiegata in modo facile.

“Open source” nell’Intelligenza Artificiale è una parola usata come ombrello per dire: “guarda che noi siamo aperti, puoi controllare”. Ma attenzione, perché se non spiegano di quale categoria si tratta, ci possono fregare. Nel software bastava dire open source per avere il controllo sul codice. Nell’AI no, perché il comportamento sta nel cervello e nella storia che quel cervello ha vissuto.

Uso il corpo umano come metafora. Il corpo ha un cervello, una bocca e delle braccia che eseguono gli ordini. L’Intelligenza Artificiale è il cervello; bocca e braccia sono le cose che fa.

Il livello più aperto è la Fully Open AI. Qui vediamo tutto: cervello e percorso formativo. Sappiamo com’è fatto, come è stato allenato, quali esperienze ha avuto. È il massimo livello di controllo, ma è rarissimo. Subito sotto c’è l’Open Source AI. Qui il cervello è visibile e il funzionamento documentato, ma non abbiamo la vita completa. Non sappiamo su quali dati è stato addestrato, quindi non conosciamo davvero cosa c’è dentro.

Poi c’è la categoria più diffusa: gli open weights, i pesi aperti. Qui abbiamo il cervello solo come oggetto fisico, cioè miliardi di numeri. I pesi sono come i riflessi o le abitudini: non raccontano come una persona ha vissuto, ma influenzano come reagisce. Non sappiamo che vita ha fatto quel modello.

Poi ci sono gli open source tool, come OpenClaw. Qui controlliamo il corpo (le braccia, i movimenti), ma la decisione arriva da un cervello esterno che può essere chiuso e opaco. L’apertura riguarda l’esecuzione, mica il pensiero. Infine i modelli chiusi, tipo ChatGPT: vediamo solo che funziona, ma non sappiamo nulla di cosa c’è dentro.

È un tema complesso ma tocca la vita di tutti. Se non conosciamo le esperienze di quel cervello, non sappiamo come reagirà. Non è come un software dove correggi l’errore in una riga di codice. Qui l’output è probabilistico e senza conoscere il training non sai da dove nasce l’errore.

Quando l’AI passa dal suggerire all’agire, clicca, scrive, sposta file, serve capire se è davvero aperta. Perché nell’Intelligenza Artificiale l’accesso non vuol dire controllo; e chiamare tutto open è il modo più veloce per fregarci.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.