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220 – Sanno tutto di noi. Non è intuizione. Sono database rubati

Sanno tutto di noi. Non è intuizione. Sono database rubati.

Lo sento dire spesso: come fanno a sapere il mio numero di telefono, che sono amico di quella persona, la mia email o il mio indirizzo? La risposta è sempre la stessa e quasi nessuno la vuole sentire: molto probabilmente quei dati sono già finiti online dentro database rubati.

Noi immaginiamo il truffatore come qualcuno che ci osserva, ci studia e ci spia. La realtà è più banale e più inquietante: i dati circolano, girano da anni e passano di mano in mano; vengono copiati, venduti e incrociati. Chi truffa spesso non sa nulla di noi come persone; sa solo leggere un database.

Il grosso è stato Equifax, qui negli USA: nel 2017 vengono rubati i dati personali di circa 147 milioni di cittadini. Quei dati non spariscono; restano in circolazione ancora oggi, vengono riutilizzati, combinati con altri archivi e arricchiti.

Succede anche con i servizi che usiamo ogni giorno. Nel 2021 è emerso che da Facebook sono usciti i dati di oltre 500 milioni di utenti: numeri di telefono, email, città e relazioni.

Il meccanismo è semplice: un’azienda raccoglie i dati per offrire un servizio; poi avviene un errore, una falla o una cattiva gestione della sicurezza. Il database viene copiato e finisce in forum chiusi, poi in marketplace accessibili con pochi dollari.

Con l’Intelligenza Artificiale è un attimo dire: trovami tutti i dati di Mario Rossi negli archivi che ti carico.

Fate una prova: esiste un servizio, Have I Been Pwned, che permette di verificare se una nostra email o un numero siano comparsi in violazioni note. Scommetto che ci siete anche voi; fatemelo sapere nei commenti se vi trovate lì dentro.

Quando riceviamo un messaggio che sembra scritto apposta per noi, non dobbiamo chiederci come abbiano fatto a scoprirci, ma accettare che qualcuno, da qualche parte, ha già avuto accesso a pezzi della nostra vita digitale.

Per questo servono consapevolezza, controllo e meno fiducia automatica. I nostri dati comunque non spariscono, ma almeno possiamo smettere di pensare che siano solo nostri. Consapevolezza e mal comune, mezzo gaudio.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.