Scarica la mia App gratis

202 – Prima ci tracciavano. Ora costruiscono il nostro gemello digitale

Prima ci tracciavano. Ora costruiscono il nostro gemello digitale e tracciano lui.

Oggi esiste il gemello decisionale di una persona. È un modello digitale costruito usando dati già raccolti. Non serve seguirci. Serve interrogarci.

Aziende di marketing, retail, assicurazioni, finanza e piattaforme digitali raccolgono dati da molte fonti: navigazione web, app installate, localizzazione storica, acquisti online e offline, carte fedeltà, streaming, social. Tutto confluisce in database strutturati.

Questi database vengono analizzati con sistemi di Intelligenza Artificiale, spesso modelli interni, spesso locali. Il modello non cerca nomi. Cerca schemi.

Quando qualcuno inserisce Mario Rossi, il sistema restituisce un profilo comportamentale: orari abituali, zone frequentate, stabilità delle routine, tipologie di spesa, sensibilità al prezzo, contenuti guardati più spesso, reazione alle offerte, probabilità di acquisto, compatibilità con un certo profilo di rischio. Questo ci toglie o aggiunge priorità nei sistemi automatici.

La carta fedeltà contribuisce con gli acquisti. La smart TV, tramite ACR, contribuisce con le abitudini di visione, e ve l’ho fatto vedere in un servizio in televisione. Il telefono contribuisce con spostamenti e tempi, il browser contribuisce con modalità di lettura e attenzione, l’automobile contribuisce con lo stile di guida, non tutte ma molte. Il Wi-Fi contribuisce con presenza e permanenza.

Il gemello digitale decisionale viene usato per decidere come interagire con quella persona: prezzi, pubblicità, contenuti, offerte, accesso a servizi. Tutto avviene prima che la persona faccia una scelta consapevole.

Questo sistema nasce da logiche di mercato. Le aziende competono sulla capacità di prevedere le persone. Più il modello è accurato, più è utile.

Una via d’uscita totale purtroppo non esiste. Disconnettersi dal digitale non è realistico. Esiste però una possibilità di ridurre i danni.

Ogni volta che diamo un dato, scegliamo a chi lo diamo. Ogni app installata è una fonte. Ogni carta fedeltà è una fonte. Ogni permesso accettato è una sorta di cessione.

Una strada è limitare i permessi. Usare meno account collegati tra loro. Preferire strumenti che raccolgono meno dati. Pensare ai dati come a denaro. Piccole scelte ripetute cambiano la quantità di informazioni che finiscono nel modello.

Il gemello decisionale si costruisce per accumulo. Ridurre l’accumulo è l’unico spazio di controllo che abbiamo oggi.

Condividi su:

Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.