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126 – Non vince chi ha valore, ma chi la spara più grossa

Non vince chi ha valore, ma chi la spara più grossa

Viviamo in un sistema dove non conta più cosa fai, ma quanto riesci a farti guardare. Non vince chi ha valore: vince chi urla più forte, chi semplifica, chi provoca, chi vende fuffa. È l’economia dell’attenzione. E ci sta mangiando vivi.

Un tempo la ricchezza si costruiva col lavoro. Oggi si costruisce con l’engagement: dove va l’attenzione, lì va il capitale. Lo dice anche Kyla Scanlon: l’attenzione è diventata un’infrastruttura economica, una nuova moneta. Ma tossica.

La politica lo ha capito da un pezzo. Gli estremismi, le polemiche, i meme costruiti per indignare: tutto serve a bucare il feed. Basta un video virale per dettare l’agenda. Così l’attenzione diventa potere, mentre noi viviamo in uno scroll infinito, sempre in cerca della prossima dose di stimolo. Siamo diventati animali da dopamina e la nostra attenzione viene venduta al miglior offerente.

Il problema non è solo tecnico: è culturale, è educativo. Serve una nuova consapevolezza. Dobbiamo trattare la nostra attenzione come una risorsa scarsa, perché lo è. E se non impariamo a proteggerla, non ci resterà nient’altro da difendere.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.