Stanno mappando il nostro cervello, e può essere molto pericoloso
Qualche giorno fa Meta ha presentato un’Intelligenza Artificiale che predice come reagisce il nostro cervello a qualsiasi immagine, suono o parola. Si chiama TRIBE v2. È un sistema addestrato su oltre 1.100 ore di risonanze magnetiche funzionali raccolte da 720 persone. Gente che guardava film, ascoltava podcast, leggeva testi. La macchina registrava tutto: quali zone del cervello si accendevano, quando, con che intensità.
Da questi dati hanno costruito un gemello digitale dell’attività neurale umana. Con oltre 20.000 punti di misurazione sulla corteccia e quasi 9.000 nelle strutture profonde. Il sistema funziona in modalità “zero-shot”: può predire le risposte cerebrali di persone che non ha mai scansionato. In certi test, le previsioni del modello rappresentano l’attività cerebrale media di un gruppo meglio delle scansioni reali dei singoli individui. E più dati gli danno, più migliora. Senza un tetto visibile.
L’azienda lo presenta come un progresso per le neuroscienze e la medicina. E in parte lo è. Ma chi lo ha costruito? La stessa società che ha monetizzato ogni nostro clic, ogni nostro like, ogni nostra esitazione. Quella che sa quando siamo tristi, annoiati, vulnerabili. E che ci serve pubblicità in quei momenti esatti.
I dati neurali non sono come una password. Non li puoi cambiare. Una volta esposti, sono esposti per sempre. Il mercato delle neurotecnologie vale quasi 17 miliardi di dollari. Un’indagine su 30 aziende del settore ha trovato che 29 su 30 si riservano accesso completo ai dati cerebrali. Quasi tutte li condividono con terzi. Meno del 20% menziona la crittografia.
Il Cile è l’unico paese con i “neurodiritti” in Costituzione. Tre stati americani hanno iniziato a legiferare. L’Europa tratta i dati neurali come categoria speciale. Ma è tutto frammentato, lento, incompleto. E intanto il modello viene pubblicato in open source. Codice, pesi, demo. Chiunque può scaricarlo e costruirci sopra. Senza che esista un quadro normativo che dica cosa ci puoi fare.
Oggi TRIBE v2 non legge i pensieri. Alcuni gruppi di ricerca hanno già ricostruito immagini e frasi intere dall’attività cerebrale. I confini si spostano ogni anno. Se il futuro dei dati personali è il dato neurale, siamo all’ultimo bastione della nostra privacy. E lo stiamo regalando.
Fate girare questo video. Voi cosa ne pensate?
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