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274 – Il codice OTP che vi mandano non serve a “confermare” niente

Il codice OTP che vi mandano non serve a “confermare” niente

Arriva la chiamata. Qualcuno che dice di essere della vostra banca. Vi avvisa di un’operazione sospetta, vi spiega che stanno bloccando tutto, vi chiede solo di leggere il codice che vi arriverà via SMS. Per confermare la vostra identità. Per bloccare il movimento. Per sicurezza. In quel momento state autorizzando, non bloccando.

Il codice OTP, One Time Password, esiste per una cosa sola: completare un’operazione di pagamento o di accesso che qualcun altro ha già iniziato. Quando vi arriva quel codice, significa che dall’altra parte c’è qualcuno che ha già le vostre credenziali, ha già aperto la vostra banca online, ha già inserito l’importo, e aspetta solo quei numeri per premere invio. Voi leggete il codice pensando di fermare qualcosa. State facendo partire qualcosa.

Il meccanismo funziona perché ci fidiamo di chi sembra sapere già tutto. Vi chiamano sapendo nome, banca, cifre della carta. Dettagli che sembrano interni, riservati, impossibili da conoscere senza essere davvero della banca. In realtà vengono da database rubati finiti online, da incroci fatti con l’AI su dati pubblici e semi-pubblici, da informazioni lasciate in giro negli anni su profili, annunci, registrazioni varie.

Oggi esistono bot automatici che gestiscono questa truffa senza che ci sia nemmeno nessuno dall’altra parte. Il bot chiama, recita lo script, raccoglie il codice, lo passa in tempo reale al sistema che completa l’operazione. Tutto in meno di tre minuti. Abbonamenti da 400 dollari a settimana, usati su centinaia di numeri al giorno.

Il codice OTP non va mai letto a nessuno, mai, in nessun caso, per nessun motivo. Quei codici servono a voi per autorizzare, non a loro per verificare. Se arriva la chiamata, chiudete. Se il dubbio rimane, richiamate voi dal numero ufficiale.

Fate circolare questo video, perché si salvano le persone!

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.