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232 – Arriva l’Intelligenza Artificiale che sfida Dio… ma io non ci credo

Arriva l’Intelligenza Artificiale che sfida Dio… ma io non ci credo

AGI significa Artificial General Intelligence. La promessa è una macchina capace di affrontare qualunque compito mentale come farebbe una persona. Imparare cose nuove senza essere riprogrammata, passare dalla matematica alla medicina, dalla scrittura alla strategia, senza cambiare “testa”. Usare contesto, esperienza, buon senso, ragionare su obiettivi e conseguenze. Una cosa che cresce come un cervello umano. Ecco perché qualcuno la racconta come una sfida divina.

Le AI che abbiamo oggi stanno su un altro piano. Possono sembrare generaliste perché fanno tante cose, ma il trucco è sempre lo stesso. Un modello linguistico scrive, riassume, risponde, genera codice perché ha imparato il linguaggio, non perché ha compreso il mondo. Ogni risposta nasce da un calcolo statistico: quale sequenza di parole è più probabile, dato quello che ha visto durante l’addestramento. Finché resta in quel perimetro, spesso funziona. Quando esce dal perimetro, diventa fragile.

La differenza si vede nella continuità. Una AGI dovrebbe avere una comprensione unica e stabile, capace di restare coerente nel tempo. Le AI attuali no: ogni output è un colpo singolo, nessuna esperienza personale, nessuna coscienza dell’errore, nessuna intenzione. Se una risposta è sbagliata, il sistema non lo sa. Se è giusta, non lo sa comunque. Il linguaggio crea l’illusione di una mente, ma sotto c’è previsione statistica.

Le AI di oggi sono lontanissime. Ecco perché io non ci credo. Tra l’AGI raccontata e le AI reali c’è un salto concettuale enorme. La scala aiuta, certo. Più dati, più calcolo, più parametri. Ma la natura resta quella: sistemi probabilistici che producono output plausibili, senza comprensione e senza responsabilità.

E intanto, mentre si parla di AGI, le AI reali stanno già entrando nei processi che contano. Filtrano candidature, suggeriscono decisioni, producono testi che finiscono in email, contratti, comunicati. Riassumono documenti che guidano scelte. Qui si gioca adesso. Non in una promessa futura chiamata AGI. Voi cosa ne pensate?

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.