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221 – Questi sono gli strumenti AI che uso davvero ogni giorno

Questi sono gli strumenti AI che uso davvero ogni giorno

“Marco, ma quali sono gli strumenti di Intelligenza Artificiale che usi veramente ogni giorno, o quasi?” Me lo chiedete in continuazione; allora ho pensato di dirvelo apertamente, perché può essere utile a qualcuno di voi. Non è una lista infinita: scelgo pochi strumenti che fanno cose diverse, così non perdo tempo con doppioni.

Per le immagini uso Midjourney. Lo apro quando mi serve qualità alta, uno stile preciso, visual da copertina o da progetto editoriale. È potente, ma richiede gusto e controllo: se l’input è debole il risultato lo è altrettanto. Quando invece mi serve testo dentro le immagini, titoli leggibili e parole scritte bene, uso Ideogram. Qui la differenza si vede subito, perché in molti strumenti il testo visivo è ancora impreciso.

Sui video uso Runway. Mi serve per lavorare velocemente su clip, effetti, pulizie, rimozione dello sfondo quando devo fare prove rapide senza aprire flussi complessi. Non sostituisce un montaggio curato, ma elimina passaggi ripetitivi. Quando ho un video lungo e devo ricavarne clip brevi, uso OpusClip. Fa una cosa sola e la fa bene.

Per presentazioni e documenti uso Gamma. Lo uso per impostare struttura e layout in pochi minuti, poi intervengo io sui contenuti. Per le riunioni uso Fireflies, perché mi serve una memoria esterna affidabile: trascrizione, riassunto.

Per le bozze dei testi uso Claude o ChatGPT. Dipende dal tipo di testo: li uso per partire meglio, dare ordine, verificare coerenza e alternative. Poi scrivo io. La versione finale resta sempre sotto controllo umano, soprattutto quando ci sono soldi, reputazione o responsabilità. Per l’audio uso MacWhisper per trascrivere il parlato e trasformarlo in testo lavorabile.

Ho imparato a usare questa AI bene perché questo modo di lavorare significa avere, di fatto, una sorta di team di decine di persone a supporto. Gli strumenti accelerano, moltiplicano le capacità, ma la direzione e le decisioni restano mie. E se volete imparare a usarli basta un po’ di buona volontà: cercate su YouTube il nome dello strumento unito alla parola “tutorial”. Funziona. Non comprate corsi di questo tipo dai fuffaguru, per favore.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.