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174 – L’intelligenza artificiale ha imparato ad annusare

L’intelligenza artificiale ha imparato ad annusare

I computer non si limitano più a vedere e a sentire, stanno iniziando anche ad annusare il mondo. Seguitemi fino alla fine che vi spiego cosa significa per profumi, prodotti che usiamo in casa e robot.

Nel laboratorio dell’Institute of Science Tokyo un gruppo di ricercatori ha creato OGDiffusion, un modello di IA che genera profumi partendo da etichette come “agrumato” o “legnoso” e dai dati chimici di decine di oli essenziali. L’obiettivo è ridurre il lavoro di tentativi dei profumieri umani e produrre nuove fragranze in modo più veloce e preciso.

Qui negli Stati Uniti e in Europa alcune aziende stanno andando oltre: vogliono trasformare l’olfatto in un vero dato digitale da affiancare a immagini, testo e audio. Startup come Patina lavorano su foundation model che digitalizzano gli odori e progettano nuove molecole di profumo, per esempio copie sintetiche dell’olio di rosa che costano meno e non dipendono dai raccolti e dal clima.

Per capire perché interessa a tutti basta guardare i numeri. Il mercato globale di profumi e fragranze vale decine di miliardi di dollari e cresce ogni anno. Ogni volta che compriamo un detersivo, una candela o un deodorante per ambienti, in realtà stiamo pagando per una combinazione di molecole che può essere ottimizzata da queste nuove IA: più economica, più stabile, con meno materie prime naturali.

Poi c’è l’altro lato, quello dei nasi elettronici. Ricercatori in vari Paesi stanno costruendo database di odori reali, registrati con sensori che catturano il “respiro” chimico di cibi, spezie, materiali, e su questi dati allenano modelli di IA in grado di distinguere sostanze diverse, riconoscere cibo avariato, rilevare gas pericolosi in una stanza o lungo un impianto industriale.

Qui negli Stati Uniti chi lavora su questi sistemi cita casi molto concreti: chi è allergico alle arachidi e ha bisogno di controllare un dolce, chi deve monitorare in tempo reale un processo produttivo, chi vorrebbe strumenti portatili per rilevare fughe di gas in casa prima che ce ne accorgiamo.

Tutto questo per ora è ancora ricerca e sperimentazione, con molti limiti tecnici. Ma la direzione è chiara: stiamo dando all’intelligenza artificiale un terzo senso, l’olfatto digitale. Dopo le telecamere che vedono e i microfoni che ascoltano, arrivano sensori che annusano.

Per noi famiglie la conseguenza è molto pratica. I profumi che indossiamo, gli odori dei prodotti per la casa, l’aria che respiriamo in certi ambienti potrebbero essere progettati o controllati da algoritmi che combinano dati e molecole. La domanda vera è se vogliamo che siano solo le aziende a decidere quali odori ci accompagneranno ogni giorno, o se vogliamo almeno sapere che nella nuvola di profumo intorno a noi c’è anche il lavoro di una IA.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.