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152 – Attenzione! Il numero è quello della vostra banca. Ma non è la banca

Attenzione! Il numero è quello della vostra banca. Ma non è la banca. È un truffatore.

Arriva la chiamata con il numero giusto, quello che usiamo da anni quando chiamiamo la nostra banca, ma non è la banca. È un truffatore. Seguitemi fino alla fine che vi spiego come funziona davvero questo inganno e perché oggi può fregare chiunque.

Noi ci fidiamo del numero sullo schermo. Lo vediamo, lo riconosciamo, pensiamo che sia una garanzia. Non lo è più. Oggi cambiare il numero del chiamante è facilissimo. Si fa in pochi secondi, con servizi che costano pochissimo, ed è per questo che i truffatori stanno usando proprio questa tecnica. È il caller ID spoofing. È il motivo per cui un criminale può presentarsi con il numero perfetto della vostra banca senza alcuno sforzo.

La chiamata inizia sempre con la stessa frase: “Ci sono movimenti sospetti sul suo conto.” Oppure “Qualcuno sta tentando un bonifico non autorizzato.” Il tono è serio, il ritmo è veloce. Ti portano dritto alla paura. Poi arriva la richiesta decisiva: serve il codice OTP. E qui avviene il danno. Un codice OTP dato al telefono non blocca un’operazione, la completa. Chi lo inserisce è convinto di proteggersi, invece sta autorizzando il trasferimento dei suoi soldi verso un conto controllato dal truffatore.

È un inganno semplice perché sfrutta un dettaglio che quasi nessuno conosce. Il numero sullo schermo non è una prova di identità. Le reti telefoniche sono state progettate decenni fa. In quel periodo nessuno immaginava che un numero potesse diventare lo strumento centrale per la sicurezza bancaria. Così oggi chi chiama può apparire come chiunque, usando il numero che vuole. E le banche non possono farci nulla. Non è un loro errore, è un limite tecnico del sistema telefonico.

Il problema non è la paura, è la fiducia sbagliata nel numero. Fino a ieri potevamo crederci. Oggi no.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.