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133 – Robot e IA: e se fosse una cosa positiva per l’umanità?

Robot e IA: e se fosse una cosa positiva per l’umanità? Oggi vi mostro il punto di vista pro-robot

Finora sono stato critico su IA e robot. E se sbagliassi? Siccome, come sapete, sono intellettualmente onesto e voglio che abbiate più strumenti possibili per capire le trasformazioni digitali in corso, oggi vi porto anche il punto di vista pro-robot. Seguitemi fino alla fine, perché è importante capire dove sta andando il mondo.

Sulla sicurezza stradale, i pro-robot dicono che l’automazione riduce l’errore umano: frenata automatica, mantenimento di corsia, monitoraggio dell’attenzione. Qui negli Stati Uniti questi sistemi sono già diffusi, con un obiettivo chiaro: meno incidenti evitabili. Sul tempo sprecato, sostengono che stiamo fermi troppo: auto parcheggiate quasi sempre, traffico, uffici lenti. Con flotte coordinate e invio intelligente dei mezzi, usiamo meno veicoli e liberiamo spazio urbano. Meno attese, più ore utili.

Sulla salute, affermano che l’AI aiuta dove serve davvero: screening e triage con supervisione clinica. Filtra, ordina, segnala. Il medico decide, con carico ripetitivo ridotto e diagnosi più omogenee. Sul lavoro pericoloso, dicono che è meglio mandare macchine, non persone: calore, altezze, chimica, spazi stretti. Funziona se ci sono procedure chiare, formazione, layout sicuri e un vero pulsante di stop. Molti incidenti nascono nelle fasi non di routine, quindi serve governance seria.

Sulla produttività, i pro-robot sostengono che l’AI elimina attriti: documenti, assistenza clienti, supply chain, software. Il valore è reale solo se integri bene, misuri e correggi. Qui negli Stati Uniti questo può diventare un vantaggio competitivo, con standard tecnici, controlli indipendenti e tutele del lavoro. Sull’accessibilità, ricordano che la tecnologia apre porte: traduzione in tempo reale, comandi vocali, protesi intelligenti, interfacce semplici. Meno barriere, più persone dentro.

Sui rischi, io dico che senza regole l’argomento crolla. Potere concentrato, sorveglianza, errori di sistema, bias. Servono log delle decisioni, verifiche esterne, responsabilità chiare e possibilità di spegnere.

Per i lati negativi basta seguirmi: avete decine di video in cui racconto rischi e possibili soluzioni.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.