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131 – La vera bolla dell’AI

La vera bolla dell’AI

C’è chi dice che l’intelligenza artificiale sia una bolla. Ma il problema è che mettono tutto nello stesso calderone, e così confondono chi la costruisce con chi ci gioca sopra. Seguitemi fino alla fine, perché la differenza è enorme.

Nel 2025 la spesa per addestrare modelli supererà i 400 miliardi di dollari: un livello mai visto, che ad alcuni ricorda i picchi della corsa a Internet alla fine degli anni Novanta. Ma non è la stessa storia. Allora la crescita era gonfiata da prestiti incrociati e fatture finte, come nel caso WorldCom. Oggi invece parliamo di infrastrutture reali: data center, modelli multimodali, GPU fisiche che costano e lavorano.

Certo, anche qui negli Stati Uniti c’è chi esagera. Startup che si presentano come “AI company” e in realtà incollano un prompt su un’interfaccia. App costruite in una notte, con vibe coding e API prese in prestito. Quella sì, è una bolla: una bolla fatta di app inutili, pitch gonfiati e capitali che scappano dopo il primo mese.

Ma i modelli no. I modelli sono la base, l’infrastruttura cognitiva del nuovo decennio. OpenAI, Anthropic, Google, Meta stanno spendendo cifre enormi non per hype, ma per potenza di calcolo, efficienza, training, distribuzione. Non sono numeri speculativi, sono fabbriche digitali. Oggi ChatGPT ha circa 800 milioni di utenti a settimana, e il 5% paga per la versione premium. Come quando, all’inizio di Internet, la maggior parte navigava gratis: il valore era nella rete, non nel singolo abbonamento.

La bolla scoppierà, forse. Ma non scoppierà nei modelli. Scoppierà sopra: nelle startup che vendono fumo, nei fondi che non sanno cosa stanno finanziando, nei prodotti costruiti solo per dire “AI-powered”. Quando e se succederà, resteranno solo i veri costruttori. Quelli che fanno modelli, non quelli che fanno rumore.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.