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128 – AGI, e se fosse solo una grande bugia?

AGI, e se fosse solo una grande bugia?

L’intelligenza artificiale generale non esiste, e questo è un fatto. Ma raccoglie fondi, influenza governi e fa costruire data center da miliardi. Non esiste, ma fa impazzire tutti. Seguitemi.

Negli ultimi vent’anni l’idea di creare una macchina capace di pensare come un essere umano si è trasformata da sogno nerd a mantra industriale. E chi l’ha diffusa? Gli stessi imprenditori e investitori che oggi controllano i laboratori più potenti del mondo: OpenAI, Google DeepMind, Anthropic. Le stesse aziende che ogni mese ci promettono un nuovo salto verso l’intelligenza “vera”. Ma la verità è che non credo sappiano nemmeno cosa sia davvero l’AGI. In fondo conosciamo la definizione, ma è come definire un oggetto di fantasia: la definizione c’è, l’oggetto no. Eppure, ci credono. O fingono di crederci.

Ogni volta che un nuovo modello viene annunciato, l’AGI viene evocata come dietro l’angolo. Poi il salto non arriva, ma si rilancia il conto alla rovescia: manca un anno, mancano sei mesi. Sempre il futuro, mai il presente. Intanto si costruiscono alleanze industriali con fornitori di chip, si consumano più gigawatt che in una centrale nucleare, si spostano capitali pubblici e privati. E tutto questo non per ciò che l’AI fa oggi, ma per ciò che potrebbe fare domani.

La definizione di AGI è vaga. C’è chi parla di capacità umane, chi di coscienza, chi di superintelligenza. Nessuno è d’accordo. E questa ambiguità è perfetta: permette di vendere la stessa idea a chiunque, in qualsiasi forma.

La politica si adegua, i regolatori temono scenari apocalittici. Intanto si ignora il presente: sorveglianza, disinformazione, sfruttamento energetico. Il rischio concreto non è un’AI cosciente, ma un’AI controllata da pochi e usata da tutti, senza regole chiare e senza scadenze.

Non a caso questa serie si chiama Decisioni Artificiali. Perché chi decide come sarà il futuro, ha già deciso chi lo guiderà.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.