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124 – Ti fideresti di un medico che non ha cuore?

Ti fideresti di un medico che non ha cuore?

In Cina hanno appena aperto il primo ospedale interamente gestito da intelligenze artificiali. Niente medici umani, solo 42 “dottori” virtuali che in una settimana hanno trattato oltre 3.000 pazienti al giorno. Diagnosi, prescrizioni, terapie: tutto automatizzato. E i numeri sembrano impressionanti. Tasso di errore? Solo lo 0,93%. Tradotto: sbagliano meno di quanto sbagliano molti medici in carne e ossa.

Ma la domanda non è quante volte sbagliano. La domanda vera è: ci andremmo? Ci fideremmo a raccontare un dolore, una paura, un dubbio… a un algoritmo? Ci affideremmo a una macchina che ci guarda senza vederci, ci ascolta senza sentire, ci cura senza sapere cosa significhi soffrire?

La medicina non è solo efficienza, è relazione, ascolto, contatto umano. E quando l’AI sbaglia, perché ogni sistema può sbagliare, lei non ha nulla da perdere. Noi sì.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.