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100 – Gli assistenti AI ci ruberanno la privacy, ma li useremo lo stesso

Gli assistenti AI ci ruberanno la privacy, ma li useremo lo stesso

Avremo assistenti che lavorano 24 ore su 24 per noi. Per farlo bene, non si accontentano della rubrica o del calendario: vogliono leggere tutte le nostre email, controllare la carta di credito, sapere dove siamo in ogni momento, avere accesso ai messaggi privati e pure alla cronologia del browser. Questo sono gli “agenti AI”: software che per funzionare chiedono accesso totale alla nostra vita digitale.

Alcuni test hanno già mostrato che questi agenti possono essere manipolati e finire per rivelare informazioni riservate. E il pericolo più grande è che riescano ad aggirare persino la cifratura di app come WhatsApp o Signal, rendendo le nostre chat leggibili dall’esterno.

Facciamo un esempio concreto. Oggi, quando installiamo un’app, scegliamo se darle accesso alla fotocamera o ai contatti. Domani, con gli agenti AI integrati dentro i sistemi operativi di Apple, Google e Microsoft, non avremo questa scelta: saranno già lì, al centro del telefono o del computer. Come se comprassimo una macchina nuova con qualcuno seduto di default sul sedile del passeggero che ascolta e registra ogni viaggio.

Eppure, davanti al rischio, la maggior parte delle persone finirà per accettarlo. Perché la comodità e l’utilità di avere un assistente sempre pronto a fare tutto al posto nostro sembreranno più importanti della paura di consegnare la nostra vita digitale in mano a terzi. Un click per fare la dichiarazione dei redditi, un messaggio vocale per prenotare un volo, un comando rapido per ordinare la spesa o pagare le bollette. Tutto semplice, immediato, senza fatica.

Il rischio è semplice: la privacy che conosciamo sparisce. Ogni comunicazione privata diventa potenzialmente visibile. Per evitarlo, il controllo deve restare nelle mani di chi sviluppa applicazioni per i propri utenti, non imposto dalle grandi piattaforme. E serve trasparenza radicale: i sistemi operativi devono dire chiaramente quali dati prendono, come li usano e cosa fanno per proteggerli.

Se non si mette un freno ora, tra pochi anni l’idea stessa di “vita privata” sarà solo un ricordo.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.