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Ripensare allo stereotipo dell’influencer

stereotipo influencer 1

Dobbiamo ripensare allo stereotipo dell’influencer.

Ci sono persone che fanno video seri, con milioni di views, su temi specifici, ma non sono i primi che vengono in mente quando chiedi chi sia un influencer di quel settore…

Altri che fanno poche visualizzazioni e vendono robaccia che sono i primi a venire in mente quando si pensa a un influencer di quel settore…

Mi sono chiesto la ragione…e credo che la definizione “influencer” abbia una connotazione in fondo, di base, poco elevata.

Che si riferisca a persone “attrattive” nei modi o nell’estetica, ma con poca sostanza e dai contenuti non molto alti. Anche i numeri credo contino poco per essere definito influencer. Il “modo”, il piglio è più importante del contenuto. In pratica è un po’ come se “influencer” sia opponibile a “esperto”. Ma inconsciamente…

Pensate a un settore a caso e poi a qualcuno a cui chiedereste un consiglio su cosa acquistare. E poi a un famoso influencer riconosciuto del settore.

Sono la stessa persona?

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.