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Quanti follower servono?

Quanti follower servono?

Me ne bastano 5: Tim Cook, Elon Musk, Steve Jobs, Bill Gates e il Presidente degli USA.

A volte conta il peso, non il numero. Ma il peso non è scritto con un numerello facile e grande sul profilo.

Spesso i giornalisti citano i follower di un influencer per misurarlo coi numeri. Ma così si misura molto poco.

Può misurare quanti ne ha comprati.

Può misurare quanti gliene ha comprati un avversario per fagli danni.

Infine, forse, può misurare la portata reale, magari guardando le reali interazioni e le reali visualizzazioni dei contenuti. Anche se è facile barare anche su questi numeri.

Non misura il peso.

Eppure a me bastano 5 follower per diventare uno dei più influenti nel mondo tech. Perché sono 5 follower “pesanti”.

Sarebbe possibile un titolo di giornale del genere? “Ecco gli influencer tech più importanti: Pino Vendotutto con 20 milioni di follower. Gianni Compradame con 10 milioni e terzo Marco Camisani Calzolari con 5 follower”.

Difficile… perché la maggior parte dei giornalisti conta solo il numero di follower.

Ora, senza portare il concetto agli estremi con i 5 follower dell’esempio, basterebbe quantomeno pesarla questa audience.

Se uno parla di tech ogni tanto, ma poi vende corsi e cryptorobaccia, ipersponsorizzando i suoi post perché tanto recupera dalle vendite, avrà facilmente tanti follower. Magari 5 milioni, ma probabilmente saranno una audience di basso livello, casuale, mista, non significativa nel tech.

Al contrario uno serio che non spazia su temi acchiappa-audience, su facili slogan, o su compra-qui-per-diventare-ricco-col-tech, magari ne avrà 500 mila, ma davvero interessati al tema, di alta qualità in termini mediatici.

Chi dei due è più “importante” come “influencer”?

Probabilmente il secondo, ma i numeri dicono il contrario.

Ecco, invito tutti a riflettere la prossima volta che vi volete fare un’idea, o scrivete di influencer del trucco, dei viaggi, del tech, della politica, della scienza o del calcio.

Pesateli. Non contateli.

P.S. Obama mi segue davvero 🙂

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.