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Ho scelto di essere una persona seria. Non una persona seriosa.

Ho scelto di essere una persona seria. Non una persona seriosa…
Una differenza fondamentale.

Ho deciso di aiutare gli italiani a capire questo mondo circa 30 anni fa, quando ho fatto a Radio Capital un programma che parlava di digitale. Spiegavo cosa fosse Internet.
Lo facevo con Fabio Volo, che interpretava le domande delle persone comuni, a cui rispondevo…
Fu il primo programma in Italia dedicato alla divulgazione di Internet e del mondo digitale.

A differenza di altri colleghi divulgatori, ho sempre pensato che per arrivare alla gente, alla massa, a chi non ha una passione specifica per il settore, bisognasse farlo attraverso mezzi di comunicazione di massa, e preferibilmente all’interno di contenitori di intrattenimento.

Il primo in TV è stato su LA7 nel 2001. Si chiamava Mister Web e andava in onda il sabato sera alle 7:30. Facevo vedere video divertenti presi dalla Rete e tra un video e l’altro spiegavo come usare il computer e come evitare problemi.

Poi a RTL 102.5 il giovedì avevo uno spazio in cui parlavo dei vari temi digitali in libertà.

In seguito su RAI Uno il sabato mattina all’interno di Uno Mattina in Famiglia, in cui spiegavo le basi, i vantaggi e i pericoli di questo mondo.

E infine ho avuto la fortuna di avere il mio spazio a Striscia La Notizia, il programma storico che raggiunge milioni di spettatori.

Per essere efficace ed arrivare davvero alla gente, ritengo che non si debba usare un linguaggio tecnico, ma essere leggeri e semplificare. Altrimenti si arriva a chi è già interessato alla materia, ed è un altro mondo.

Ritengo che per fare un vero servizio pubblico ci sia solo quel modo.

Non cambio stile anche quando vado a parlare negli eventi delle aziende. Quelli dove a volte chiamano un intrattenitore famoso, o a volte un Professore rinomato su un tema verticale. Ecco, con me mi dicono che riescono ad avere entrambi contemporaneamente. E io adoro parlare dal vivo e vedere le persone passare da una risata ad essere rapite da un concetto importante.

Stessa cosa con i miei studenti all’Università. Il mio obiettivo è aiutarli a capire il mondo a cui andranno incontro, e il digitale ne è una parte fondamentale. Sono serioso giusto il minimo indispensabile per rispettare l’istituzione che mi ha dato una cattedra.

Non ho paura ad essere contemporaneamente un ricercatore del settore, un docente universitario e un divulgatore tecnologico di massa in un programma di intrattenimento che ha l’obiettivo primario di intrattenere e di divertire.

Se inventare un saluto divertente avvicina la gente, lo invento.
Se un sorriso o una battuta aiuta a digerire meglio concetti difficili, sorrido e scherzo.
Non mi fa paura. Non mi toglie credibilità.
Non bisogna essere dei tromboni per essere credibili, è roba vecchia. Il mondo è cambiato.

Appunto, ho scelto di essere una persona seria. Non una persona seriosa…
Una differenza fondamentale.

Ho scelto di essere una persona seria. Non una persona seriosa. 1
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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.