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Per l’Italia si configura un 2024 al centro delle strategie AI mondiali.

Per l’Italia si configura un 2024 al centro delle strategie AI mondiali.

Come tutti i Paesi che non siano USA e Cina, siamo indietro con i Foundation Model, ma stiamo recuperando.

Il Dipartimento per la Trasformazione Digitale, di cui sono consulente, sta preparando le basi per una strategia industriale con investimenti seri. Il Comitato per le Strategie AI del Paese (che non è quello di Amato per l’Editoria. A volte alcuni giornalisti li hanno confusi), sta lavorando molto bene e produrrà una strategia entro fine gennaio, che probabilmente sarà alla base dei lavori per il G7 a presidenza italiana. Ne faccio parte e vi posso assicurare che gli altri Prof. sono colleghi di altissimo livello, che si occupano di AI da decenni.

L’AIact è uno straordinario punto di partenza, ma sono sicuro che ci sono le basi per far vedere cosa l’Italia è capace di fare anche in questo settore.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.