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Non bisogna confondere chi vende il proprio tempo a certe condizioni con chi vende se stesso

Partecipare ad eventi è una delle mie attività professionali, anche se viene dopo la ricerca, la divulgazione in TV, l’Università e le istituzioni con cui collaboro.

Ovviamente per me è un mestiere e quindi, è vero, in qualche modo il mio tempo è in vendita.
Non lo è però la mia coerenza. Sono due cose da non confondere.

I miei collaboratori mi girano proposte a volte davvero imbarazzanti che mi fanno pensare che ad alcuni non sia chiaro quale sia l’etica che mi guida in ogni cosa che faccio.

Primo, faccio tutto nel rispetto sia delle istituzioni, sia del programma con cui collaboro, in quanto in un modo o nell’altro, anche se vado senza alcun “cappello”, devo tenere conto che c’è chi mi vede legato a loro.

Secondo, prima ancora rispetto me stesso e i principi che sostengo da 30 anni. Per questo la mia coerenza non è in vendita.
30 anni di professione, tenendo il timone dritto anche quando non me lo potevo permettere, significa in pratica aver già rinunciato a una quantità di soldi che non voglio nemmeno calcolare.

Terzo, quindi non c’è alcuna moneta che possa comprarmi come testimonial di qualsiasi cosa che ritengo anche lontanamente fuffosa.

Pensate che rinuncio a lavori per molto meno.
Chi segue il mio management degli eventi, prima di accettare la proposta, verifica nel dettaglio chi sono quelli che si alternano sul palco prima e dopo di me. Che non ci sia nessuno sul palco con me e se proprio deve succedere, gli fanno la radiografia con fedina “fuffopenale” digitale…

In sostanza, non bisogna confondere chi vende il proprio tempo a certe condizioni con chi vende se stesso.

In parole ancora più semplici: basta inviare proposte di fare il testimonial per sedicenti “metaversi”, che mettano la mia faccia vicino a una cryptocosa, o che mi chiedano di salire su un palco insieme a venditori di nulla.

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