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La vogliamo migliorare insieme l’Italia?

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La vogliamo migliorare insieme l’Italia?

Che piaccia o meno, il digitale è l’infrastruttura intorno a cui gira il mondo. Capirne poco, significa oggi non capire il mondo. È necessario portare tutti gli italiani a un livello sufficiente di comprensione di come funziona il mondo digitale. Non esiste un mondo virtuale e uno reale. Sono entrambi reali. Anche se attraverso il digitale, dall’altra parte ci sono soldi veri che si spostano, persone vere che interagiscono, cose concrete che succedono. Tutto come conseguenza di come ci “muoviamo” nel mondo digitale.

I nativi digitali sono molto meno digitali di quel che sembra.
Spesso usano strumenti senza sapere cosa succede dietro. Un po’ come se guidassero un’automobile senza sapere a cosa serve la segnaletica.
I meno giovani non usano proprio gli strumenti “base” per vivere nel 2022 e inconsciamente tengono il Paese indietro rispetto alle nazioni più avanzate.
I giovani sentono il divario generazionale come se fosse marmoreo e immutabile. Sono boomer e fine. Ma non è così.

Amici meno giovani,
si può migliorare per il proprio bene e per quello di una nazione a cui i più anziani hanno dato tanto e che sono sicuro non vogliono vedere morire per arretratezza congenita.

Amici più giovani,
non vi piacciono i boomer? Che ne dite di deboomerizzarli? Io ci sto lavorando. Lo fate anche voi?

Non schifate la nonna che non sa mandare un messaggio. Spiegatele come si fa. Non ridete della mamma che non sa come caricare una foto. Spiegateglielo. Farà bene anche a voi, credetemi.

Bisogna diffondere cultura digitale a tutti i livelli.

Anche la UCL di Londra, ottava università nella classifica mondiale, ha scritto in uno studio che migliorare la cultura digitale italiana fa crescere il Paese.

Io ci sono, sempre, da quando ho fatto il primo programma di divulgazione tecnologica nel 1994.

Ci siete anche voi?

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

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Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.