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Les jeux sont faits.

Les jeux sont faits.

Da ieri Meta ha iniziato a usare i nostri contenuti per addestrare l’intelligenza artificiale.

Se non ci siamo opposti entro l’altro ieri, o se il nostro profilo è pubblico, dobbiamo considerare i nostri dati parte del nuovo “pasto” dell’IA di Meta.

Foto, video, post, storie, reel, commenti, attività nei gruppi o nelle pagine. Tutto sarà usato. E cancellarlo dopo non basta: se è stato usato per addestrare l’IA, non si può più rimuovere davvero. L’AI avrà “digerito tutto” e non sarà più nella sua forma originale “rimuovibile”.

Possiamo ancora opporci, ma solo per i contenuti futuri. Quelli vecchi ormai sono nel sistema.

Meta dice che i messaggi privati e i dati degli under 18 non verranno usati.

Voi ci credete?

Sui messaggi one to one di WhatsApp, che sono criptati, invece nessun problema, a meno che non interagiamo con la funzione “Meta AI”. In quel caso, anche lì i dati verranno usati per addestrare l’intelligenza artificiale.

Bye bye. Ci rivediamo nel risultato di qualche prompt.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.