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La Commissione Europea sta puntando con forza su un obiettivo chiaro

La Commissione Europea sta puntando con forza su un obiettivo chiaro: costruire un’Intelligenza Artificiale che sia innovativa, sì, ma anche affidabile. Significa sicura, trasparente, rispettosa dei nostri diritti. Ma per arrivarci non bastano solo gli ingegneri. Serve un cambiamento culturale e professionale, perché l’IA sta già trasformando il nostro modo di lavorare.

Per capire davvero l’impatto, CEDEFOP – l’agenzia europea che studia le competenze e la formazione – ha condotto una grande indagine su come l’IA sta cambiando il mercato del lavoro. Il messaggio è chiaro: non stiamo solo parlando di automazione di singoli compiti, ma della trasformazione di intere professioni. Alcuni lavori stanno evolvendo a una velocità impressionante. Altri stanno nascendo da zero.

E qui arriva il problema.

Se non agiamo subito, rischiamo di lasciare troppe persone indietro. Per questo la Commissione Europea non si sta concentrando solo sulle regole – come il recente AI Act in cui io sto collaborando nella task force del relativo Code of Practice – ma anche sull’adattamento delle persone. Lo stesso AI Act sottolinea l’importanza di diffondere la conoscenza dell’IA tra i professionisti, soprattutto nei settori ad alto impatto come sanità, istruzione e trasporti. Non basta usare l’IA: dobbiamo capirla. Dobbiamo sapere come funziona e perché prende certe decisioni.

È qui che entrano in gioco le nuove competenze. Parole come upskilling e reskilling non sono solo slogan: sono necessità concrete.

La formazione professionale (VET – Vocational Education and Training) può essere la chiave. Oggi non riguarda più solo i mestieri manuali. Sta diventando un ponte tra le persone e le tecnologie. Un modo per rafforzare la nostra sicurezza digitale, imparare a interagire con sistemi intelligenti, e trovare nuove strade professionali.

Ma dobbiamo accelerare.

Perché la rivoluzione dell’IA non è in arrivo: è già cominciata. E se vogliamo che sia una rivoluzione giusta, allora dobbiamo assicurarci che tutti abbiano accesso agli strumenti per affrontarla.

E questo significa una cosa: le competenze giuste, al momento giusto, per le persone giuste.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.